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Full text of "Elogio del Galileo"

I 

i 




Ql 58f r 




LIBRARY 

OF THE 

UNIVERSITY OF ILLINOIS 



CD 



.. 






ELOGIO 



DEL 



GALILEO. 




IN LIVORNO, MDCCLXXV. 
Nella Stamperia dell' Enciclopedia. 



CON APPROVAZIONE. 



&-'is?4 r 



A SUA ALTEZZA REALE 

IL SERENISSIMO 

PIETRO LEOPOLDO 

Principe Reale d'Ungheria, e di Boemia 

Arci-Duca d'Austria 

E GRAN-DUCA DI TOSCANA. 

&c. &c. &c. 




a Protezione , che V. A. R. accorda 

genero] ameni e alte òcienze , e che rende ancor 
più preziofa col coltivarle , efige una generale 

A 2 






©=» 909453 



riccnofcenza da tutti quelli , che le profef- 
(ano . L' Elogia del primo Genio della To- 
scana y di quel Genio intraprendente , e prò- 
jondo 9 che più d ogni altro di qua dal mare 
ha contribuito alla j elice rivoluzione delle 
Scienze medejme , appartiene particolarmente 
ci Principe illuminato , che aggiugne tanf 
altre glorie al Trono de* Medici . L* onore , 
che V. A. &. Ji degna continuarmi £ appar- 
tenere ancora all' Univerjìtà di Pi/a , e al 
Ruolo jlejjo del Galileo , efigeva più parti- 
colarmente da me quefto piccol tributo , cti e 
il Jolo , con cui pojjò. tejìificare /' intima , e 
Jòmma venerazione , e il rìj petto infinito a 
Cloe mi fa ejjere 

Di Vostra Altezza Reale 
Milano 15 Dicembre del 1774* 



Umiliamo devctìjpmo olili gatìjfimo Servitóre 
Paolo Frisi. 



ELOGIO 

DEL 

GALILEO. 



T ' 

I- !L-J Univerfo , che preferita a' noftri occh] 
una varietà così grande nelle clafìi differenti de* 
corpi, e celefti, e terreftri, negl'individui com- 
preiì dalla claffe medefima, e fino neìl' orga- 
nizzazione tìfica del noftro corpo , non ci pre- 
fenta una varietà minore in tutti i fenomeni 
dello fpirito ♦ Le forze Eliche del Tartaro , e 
del Chinefe non hanno tra loro una differenza 
maggior di quella, che pafia tra il fublime Geo- 
metra 3 a cui la femplice efponzione de 5 teoremi 
d* Euclide è ballata per vederne in un colpa 
d' occhio tutta la ferie delle dimoftrazioni , e 
tra que* principianti imbecilli, che dopo d' avere 
inutilmente ftudiato fu IP ottava propofizione * 
deludono V affluenza de 5 Maeftri , ed abbando- 
nano la Geometria . Ne i fecondi calcolatori 
delie irregolarità de* Pianeti, e ì cementatori 
iterili , e laboriofi delle queftioni Ariftoteliche 
fui moto 5 e fui Cielo > fono tra loro divifi da 

A3 



6 ELOGIO 

un intervallo minor di quello , che diverfifioa 
il Patagone , il Negro , o il Lappone . L' ami- 
cizia ^ che ho avuto per un celebre Autore, 
non mi ha fatto comparir più plausibili le po- 
stume fuc congetture, che la diverfa penetra- 
zione , e attività dello fpirito umano dipendere 
o tutta , o in gran parte , dalla diverfa educa- 
zione , e da altre combinazioni fortuite. La fo- 
ftanzial differenza dell' efito dell' educazione me- 
defima, i progrefil rapidiffimi, che fanno alcuni 
attraverfo a tutti gli oliaceli de' loro ftudj , il 
numero di quelli , che fi fgomentano ad ogni 
piccolo intoppo, e di quegli altri, che con tutti 
gli ajuti reitano abbandonati alla nativa loro 
capacità, tant' altri fenomeni confimili provano 
baftantemente , che nelle facoltà intellettuali v' è 
una lunga graduazione, e un' intrinfeca diffe- 
renza, affatto indipendente dalle modificazioni, 
che può portarvi la femplice educazione. 

IL Ma inoltre fé fi confiderà la natura uma- 
na più in grande, fembra che la fteffa nazio- 
ne, nello fteffo clima, in differenti tempi non 
raffomigli punto a fé (teffa , e ci preienti allo 
fguardo più variazioni , che non troviamo nel- 
le nazioni contemporanee di climi differenti. E 
ciò non è folamente per rifpetto a' diverfi gradi 
di libertà, e fervitù civile, alla perfezione, e 
agli abufi della Lcgifluzione , alla ricchezza del 
commercio , al raffinamento dell' arti , e alla glo- 
ria militare. Quefti , ed altri fienili oggetti per 
la loro grandezza ferifeono maggiormente gli 
occhj del pubblico > e battano per far fentire che 



DEL GALILEO. 7 

un altro Autore rinomatiffimo, dopo d'avere 
fparfo de' belliffimi lumi fopra tutto il Alterna 
delle Leggi, fi è lafciato traiportar troppo dail* 
immaginazione nel voler derivare i fiftemi de* 
Governi, e de' Popoli dall' influenza generale de* 
climi. Ma non è meno Angolare, ne meno de- 
gno dell' attenzion del Filofofo V efito differente 
degli ftudj di coloro , che non hanno manca- 
to in ogni fecolo d' applicarfi in buon numero 
a tutte le umane feienze , fenza rifparmio di fa- 
tica , e con tutto 1' impegno d' arrivare in effe 
a diftinguerfi. E lo fteffo fenomeno che tutti fe- 
guano fervilmente in un fecolo V ofeuro fentie- 
ro de' pregiudizi , e degli errori , e che altri in un 
altro tempo fi flancino in mezzo alla luce del- 
la verità , fi più fenfibilmente vedere con quali 
differenze fi iiano fuccedute in diverfi tempi 
e le anime volgari, e i genj primitivi, e fo- 
vrani. 

III. Da Pappo Aleffandrino , e da Diofan- 
to fino al Copernico , e al Galileo la ftoria del- 
le feienze ci prefenta un vuoto quafi affoluto , 
e pare che per undici fecoli foffe reftata come 
illanguidita negli uomini la forza di ragionare. 
Quegli Arabi, che hanno lafciato una memoria 
di loro preffo gli Aftronomi , i primi riftorato- 
ri della Pittura, e Architettura, Rogcro Baco- 
ne, Dante, Petrarca, alcuni altri uomini (tra- 
ordinar], che fi fono elevati fopra i loro coe- 
tanei, formavano un numero troppo fcarfo per 
dare una generale eccezione a qualche fecolo. 
Le pubbliche fcuolc , i maeftri più accreditati ? 

A 4 



8 ELOGIO 

e il popolo de' Filofofi d' allora , occupavano gii 
anni meditando , e difputando afprarnente fopra 
alcune parole vuote di fenfo. Gli sforzi della 
Chimica fi. riducevano a ricercare oftinatamente 
una pietra immaginaria. Lo ftudio dell' Aftro- 
nomia fi confondeva colla vanità degl' influfiì 
celefti, e delle predizioni Aitrologiche. La fo- 
verchia credulità di Plinio (i) fervivadi modello 
allo ftudio della Storia naturale , ammaffando 
indifferentemente de' fatti rapportati da altri, cre- 
dendoli tutti fenza efaminarii, e connetterli , fen- 
za difeendere alle confeguenze particolari , e rifa- 
lire a' principj più generali ; e la credulità di que* 
tempi arrivava fino alla Stregoneria, alla Ma- 
gia , ed agi' incantefimi. 

( i ) Nella ftoria naturale di Plinio fi legge dov' erano 
i gamberi, che iti certo tempo dell'anno diventa- 
vano feorpioni : i bafilifchi , e gli uomini , che am- 
mazzavano collo fguardo : i camaleonti , che vive- 
vano d'aria, e gii uomini , che vivevano d'odori: 
le donne , che fi cambiavano in uomini , e gli uo- 
mini in donne : le donne , che partorivano fette , 
dodici, e più figliuoli per volta : gli uomini che 
dormivano cinquant' anni , e quelli che vivevano 
trecento: quelli che avevano le piante de' piedi così 
larghe da far ombra a tutto il corpo : altri che ave- 
vano un occhio folo in mezzo alla fronte , altri che 
ne avevano tre , o quattro , che avevano due pu- 
pille per occhio , o due pupille in un occhio , e 
nell'altro la figura d'un cavallo: quelli che fenza 
tefla avevano gli occhj in cima alle fpalle : quelli 
che parlavano per il fuoco fenz' abbruciarli : i ma- 
ghi , che fermavano i fiumi : le anime che vola- 
vano &c. &c. 



DEL GALILEO. 9 

IV. Il libro di Copernico fopra le rivolu- 
zioni celeiti è il colpo più ardito,- e grande > 
che fiafi fatto dopo la decadenza delle Scien- 
ze , e 1' univerfale avvilimento della ragione uma- 
na. Vi voleva tutto il fervore deir immagina- 
zione per follevarn la prima volta cóntro il te- 
itimonio de* fenfi , e attribuire alla fola terra tut- 
te le apparenze de' moti , che vediamo nel So- 
le , e nelle Stelle , e d'una gran parte di quegli 
altri , che vediam ne 5 Pianeti. E anche dopo d' a- 
vere immaginato che tutti i corpi maggiori , e 
lucidi di lor natura rettine immobili, il Sole 
nel centro, e le Stelle fide nel margine deli' 
Univerfo , vi voleva poi tutta la fagacità , e 
la finezza per combinare con tutti i fenomeni 
la direzione , il periodo , e l' ordine , con cui 
gli altri corpi minori , e illuminati dal Sole vi 
fi devon rivolgere intorno , prima Mercurio , 
poi Venere , quindi la Terra colia Luna , e ad 
altre maggiori diltanze, Marte, Giove, e Sa- 
turno. Sarebbe ingiufto verfo il Copernico chi 
voleffe dividere la gloria di quello gran ritro- 
vato tra lui, e alcuni altri che prima aveano 
parlato così vagamente del moto della Terra» 
L' epoca di tutte le feoperte deve fillarfi non 
già ad un primo lampo , a qualche idea inde- 
terminata, o a qualche rimota relazione, ma 
bensì all' analifi , e allo fviluppo degli elemen- 
ti, che formano, e definirono un'invenzione. 
Così il fiftema dell'attrazioni celefti propria- 
mente appartiene al Newton, e il fiftema del 
mondo al Copernico, 



io ELOGIO 

V. Pochi anni prima , che dal Copernico 
ci fi difegnaffe il Ciclo, parve che la Terra 
s' ampliale col raddoppiamento del Capo di Buo- 
na Speranza , e colla fcoperta dell' America. 
Le due arti primarie della Pittura, e Architet- 
tura furono portate al più alto grado di perfe- 
zione da Raffaello , e da Micheiangiolo. La 
Poefia Italiana incominciò ad emulare le glorie 
delle antiche nazioni co' due nuovi Poemi del 
Tallo , e dell' Arlotto. Ma ciò non ballava an- 
cora per principiare una generale rivoluzione 
nel io lpirito umano. I Poeti fi occupavano al- 
lora generalmente più tolto dell' eipreffioni leci- 
te , e delicate , che de' fentimenti fervidi , e ro- 
bulti. Gii eruditi erano ridotti ad una fervile 
adorazione de' vecchj autori. I Greci paffati in 
Tofcana, e in Lombardia dopo la preia di Co- 
stantinopoli non portarono altro vantaggio che 
quello di preparare colle traduzioni lo itu- 
dio de' Geometri antichi. La Fifica errante, e 
capricciofa , fenza la feorta della Geometria, e 
della fperienza , era ridotta ad una fpecie di Me- 
tafilica, li nella Metafifica s' erano accoppiate 
alle iottigliezze fcolaftiche anche P idee di Pla- 
tone , che ottenne allora il titolo di divino. L'Eu- 
ropa nel cinquecento non fu più eulta di pri- 
ma. Parve che allora divenifie più univerfale lo 
fpirito, ed il buon gulto , e che lbltanto nel 
feicento univerialmente cominciaffero gli uomini 
a ragionare. 

VI. Bacone di Verulamio, e Galileo Ga- 
lilei fono i Genj primarj, che ordiron la gè- 



DEL GALILEO. i* 

nerale rivoluzione. Ambedue v* ebbero la parte 
principale: con quella differenza però (i) che 
mentre il primo dall* inghiltefra mòftrava come 
in lontananza il cammino della verità , il fe- 
condo in Italia contemporaneamente vi correva 
a gran paffi : e mentre quegli colla moìtipli- 
cità delle vìfte aperte all' altrui fguardo , e co* 
metodi fuggenti per feguitarle pareva che di- 
fegnafle V edifizio delle Scienze , qucfti fenz' al- 
tro lo ergeva. L* efperienza , 1' offervazione , lo 
fpirito Geometrico , che il Galileo ha incomin- 
ciato a portar nella Fifica, è quello che fi ve- 
de ora fparfo in tutti i rami deli' umane cogni- 
zioni. Le leg^gi del mota da lui trovate , e di- 
moftrate contenevano i primi germi di tutto P ac- 
crefeimento , che s'è poi fatto alla Statica, e 
alla Meccanica. L' invenzione del cannocchiale 
lo ha meffo a portata di vedere il Ciclo come 

(i) Nella prefazione air Enciclopedia di Parigi 9 Ba- 
cone fi mette alia teda di quelli , che prepararono 
la luce delle Scienze. A Bacone fi fa fuccederc il Car- 
tesio , e al Cartello il Newton , e il Locke. Poi 
fi nominano come genj fecondarj Galileo, Harvey , 
Huygcris , Pafchal , Malebranche , Eoyle , e Leib- 
niz . David Hume fui fine della ftoria del regno 
di Giacomo Primo rilevò i vantaggj indicati del 
Galileo (opra Bacone. Le fteffe cole fono ripetute 
negli atti dell' Accademia di Djon. Il Conte Al- 
garotti nel Tuo celebre faggio fece anche fentire la 
ibperiorità, che il Galileo avea fopra il Cartefio . 
il Locke ha tuttavia il vantaggio d' eiTere più lo- 
dato che letto , e così d' efier meffo nel primo ran- 
go ? quando non merita che il fecondo • 



12 



ELOGIO 



più da vicino : e i primi fenomeni , che fé gli 
prefentarono ali* occhio , gli fuggerirono altret- 
tante riprove del Alterna di Copernico, che Ba- 
cone avea fdegnato d' accreditare. 

VII» Il Filofofo Inglefe non eflendo punto 
Geometra ha dovuto fermarli fu' piani generali. 
L' Italiano , avendo ftudiato profondamente i 
Geometri antichi è ftato il primo ad applicare 
felicemente la Geometria alla Fifica. K bensì 
vero che non avendo contemporaneamente pro- 
moflò con nuovi metodi la Geometria medefi- 
ma , e mancando de* fuffidj dell' Algebra , già 
crefeiuta allora nell 5 opere dei Cardano , e del 
Vieta , non ha potuto dar Y ultimo finimento 
alle fue lcoperte Meccaniche, Ottiche, ed A* 
ftronomìche. Ma il moto da lui impreflò alle 
Scienze continuò gradatamente ad accrefeerfi. 
Sorfe dalla fua fcuola il Cavalieri (i), che do- 



(i) Bonaventura Cavalieri nacque in Milano nel T59S : 
apprefe le Matematiche in Pila dal Cartelli , e in 
Firenze dal Galileo : e poi fu chiamato Lettore 
d' Aftronomia in Bologna, dove morì di podagra 
nel 1647. Di 28 anni a ea già ritrovata la fua 
Geometria degP Indivifibili , e con efla è arrivato 
a feiogliere tutti i Problemi , propofti allora dal 
Keplero , de^li ottantafette folidi , che oltre i cin- 
que folidi d' Archimede , fi potevano intendere ge- 
nerati dalla rivoluzione delle lezioni Coniche intor- 
no ad una retta o parallela, o perpendicolare, o 
inclinata all' alfe . La Propof. xxn. della quarta 
Efercitazione Mattematica, (tampata Tanno 1643, 
fi riduce foftanzialmente all' efpreifione analitica 



DEL GALILEO. ij 

pò un lavoro lunghiffimo cfiendo venuto a ca- 
po di fviluppare i pai aftrufi Problemi, che fof- 
fero flati propofti imo a quel tempo , preparò 
fenz' avvederiene il calcolo delle quantità infi- 
nitefime. Sorfero pure dalla fcuola medefima il 
Torricelli , che ci prefentò nel Barometro una 
nuova faenza dell' aria : il Caftelli , che conti- 
nuò ad ampliare, e ad applicare utilmente le 
teorie foftituite dal Galileo alla pratica volgare 
de' Fiumi; il Viviani , ch'ebbe tanta parte nel 
ridurre a fiftema coli' Accademia del Cimento 
tutta la Fiika Sperimentale. Quafi. nello itefìo 
tempo il Cartefio , meno Filoiòtb , e più Geo- 
metra del Galileo , con promuovere 1' Algebra 
delle quantità finite , e introdurla felicemente 
nella Geometria , compensò il pregiudizio , che 
colla vanità delle ipotefi avea portato alla Fifi- 



fx m dx«~ l x m ** l . Dal Cavalieri fi con- 
m -4- i 

fiderò il cafo dell' efponente m intero, e pofitivo : 
il Roberval paisò al cafo dell' efponente rotto , e 
il Wa'iis all' altro dell' efponente negativo . L' Hud- 
de , e il Fermat fi ferv irono poi dello fteffo me- 
todo per trovare le quantità maflìme , e minime, 
e il Barrow per tirar le tangenti 5 fempre nel caio 
che nel calcolo non s'incontrafiero di quelle quan- 
tità, che chiamanfi forde , e radicali. Il Newton, 
e il Leibnuz v' aggiunfero queir.' ultimo cafo , e fi 
deputarono l'invenzione del calcolo differenziale, 
che aveano bensì refo più generale , e più femplice 
co' iìmboli analitici , ma che era però nato in Italia 
trent' anni prima . 



H ELOGIO 

ca. Il Cartefio , il Keplero , e P Ugenio finirono 
di preparare il fecolo di Newton. 

Vili. Galileo Galilei nacque in Pifa ai 15 
di Febbrajo del 1564, e dopo d' avervi fpefo i 
primi anni nelle belle lettere, nella lingua Gre- 
ca, nella Poefia, nella Mufica , e nella Pittura, 
dopo d' eflerfì dato in feguito agli ftudj della Me- 
dicina , che gli erano deftinati dal Padre, s' immer- 
fe negli ftudj Matematici , che gli erano deltinati 
dalla natura. Nel 1583. ritrovandoli in Duomo 
5' accorfe che una lampana lmofla più , o meno , 
comunque defcrivefìfc degli archi , o maggiori , 

minori , effendo tutti non molto grandi , li 
deferiveva in egual tempo, e dentro qualunque 
tempo afiegnato finiva fempre un egual nume- 
ro di vibrazioni. Quefto è il primo tratto di 
genio , che incontrai! nella fua vita , e quefta 
è P epoca , da cui deve incominciare un Elogio. 

1 dettagli poco interefianti della prima gioven- 
tù, anzi di tutta la fua vita privata, i piccoli 
aneddoti (1) delle fue paffiorìi domeftiche, tutti 
i luoghi troppo comuni, ch'entrano Ibftanzial- 

(1) Si può aggiugnere per gli eruditi, che il Padre 
era Vincenzo , Nobile Fiorentino , e la Madre Giu- 
lia Ammannati di Pefcia : che il Galileo era il 
maggior de' Fratelli , e non ebbe mai moglie : che 
da una Greca ebbe due figlie , fatte poi Monache 
in Arcctri , ed un unico figlio mafehio , per nome 
V incenso, che s' ammogliò con una Bocchineri di 
Prato gentildonna , da cui ebbe tre figlj : Carlo , 
che continuò la famiglia , eftinta ultimamente in 
un Pievano nel Chianti : Ccfìmo , che fu poi Miù- 
fionaiio , e che lì lafciò indurre dagli fcrupuJi z 



DEL GALILEO. 15 

mente nella floria degli uomini volgari , devo- 
no dimenticarli in quegli uomini grandi , e ra- 
ridimi, che intrecciano co' loro ftudj la ftoria 
dello fpirito umano. Ciò che importa è di fa- 
pere in quale ftato abbiano effi trovate, e la- 
feiate le cognizioni degli altri uomini , per qua-* 
li ftrade fiano arrivati ad ampliarle, ed a quali 
altri accrefeimenti abbiano poi dato occafione. 

IX. L' offervazione della lampana fommini- 
ftrava una mifura femplicc e precifa del tem- 
po , inutilmente tentata da' Meccanici antichi 
con macchine groffolane , o troppo difficili a 
rettificarli colla fatica di molte ofiervazioni A- 
ftronomiche. Il Galileo, applicato allora alla Me- 
dicina , incominciò a far ufo delle vibrazioni de* 
pendoli per tnìfurare la frequenza del polfo. E 
come quella fu una delle prime idee grandi , e 
feconde , così ancora fu una dell' ultime , che 
1' occuparono. Mentre nel? età più avanzata ten- 
tò l'irnprefa difficiliffima, e m affi ma d'applica- 
re il pendolo agli oriuoli , e di portare in tal 
modo l'ultima precifione neU' Orologieria, e 
nelle altre feienze vaftiffime, che ne dipendono, 
PAftronomia, la Geografia, e la Nautica. I 
tentativi riufeirono inutili. La macchina imma- 
ginata del Galileo era ancora troppo imperfet- 
ta, e le femplici offervazioni non gli avevano 
dato campo di accorgerai, che le vibrazioni d* 
un pendolo non fi facevano più in egual tem- 

bruciare molti ferini de! Nonno: e Galileo, che 
fuggì capricciofamente fenza effertene %uto più 
nulla. 



16 ELOGIO 

pò quando gli archi deferirti non erano più tan- 
to piccoii. Si riferbava all' Ugenio d' adattare 
felicemente alla pratica le prime idee del Gali- 
leo , e di cavare dalle più iublimi teorie , che 
r ofcillazioni dello fteffo pendolo devono fem- 
pre riufeire di egual durata quando il pendolo 
arrivi a deferivere una curva cicloidale , o fola- 
mente quando deferiva degli archi circolari affai 
piccoli. Baftava alle prime glorie del Galileo 
d' efferfi ritrovato come in concorfo con tutti 
gli uomini de' fecoli precedenti, niuno de 5 quali 
aveva avuto ne fenfi abbaltanza fini per ben di- 
feernere il pubblico fenomeno delle lampane , 
ne ingegno abbaftanza veloce per arrivarne alle 
confeguenze. 

X, Nominato Lettore di Matematica in 
Pifa nel 1589. alle offervaziuni del Duomo fece 
fuccedere le pubbliche fperienze del campanile 
intorno alla caduta de' corpi gravi. La Torre 
di Pifa , che per la fua eleganza non meno , 
che per la Angolare inclinazione ferma lo {guar- 
do de' viaggiatori , e tiene un luogo ne' trattati 
elementari di Statica , fomminiftrò i primi ma- 
teriali per portar quella feienza alla perfezio- 
ne , in cui prefentemente fi trova. Il Galileo la- 
feiando cader dalla cima divedi corpi di qual- 
fìvoglia figura, pefo, e denfità , fece vedere 
pubblicamente che tutti feendevano in egual 
tempo per ifpazj eguali. Ciò portava ancor 1' e- 
guaglianza delle velocità acquiftate nello fteffo 
tempo : e pollo che tutti i corpi fodero ugual- 
mente accelerati, ne veniva per confeguenza 

che 



DEL G A LILEO. 1? 

che la loro forza aflbluta di fcendere feguitafle 
la proporzione medefima delle maffe de' corpi ; 
e che però il pefo , e la gravità aflbluta fofle 
proporzionale alla quantità della materia. E non 
è tanto la generalità, e P importanza di quello 
Teorema che ci obbliga a collocare nel primo 
rango le fperienze del Campanile, come Poffer- 
vazioni del Duomo-, ma è ancora la nuovità del 
metodo di ftudiar la natura in fé medefima, e 
V ampiezza della ftrada aperta per arrivare agP 
intimi fuoi fegreti , fenza perderfi negli ofcuri , 
e interminabili laberinti delle fpeculazioni fcola- 
iliche , e dello ftudio delle cagioni finali , che il 
Cartello volea portar nella Fifica. 

XI. Ma tutto ciò non poteva ancor ba- 
llare per ben intendere , ed analizzare le più 
grandi e invariabili leggi della natura. Sareb- 
be (lato troppo difficile il ricavare dalle fem- 
plici fperienze la proporzione , con cui deve cre- 
scere la velocità , e lo fpazio fuccefiivamentc 
percorfo nella caduta de' corpi gravi. La refitlen- 
za delP aria dovea portare qualche alterazione 
agli effetti , che corrifpondono alla gravità fem- 
plice. Il metodo di milurare i minimi tempic- 
ciuoli col pendolo non era ridotto ad alcun fi- 
flema : e ancora molti anni dopo (i) fervendofi 

B 



(i) Le oflervazioni della lampana del Duomo, e le 
fperienze del Campanile fono riportate dal Vivia- 
na Le fperienze de* piani inclinati fi leggono nel 
terzo Dialogo della Meccanica. Il Teorema dell* 



:8 ELOGIO 

degli oriuoli ad acqua per mi fu rare de 5 tempi 
eguali , e avendo refo il moto più lento fu' pia- 
ni inclinati , non feppe il Galileo ricavar akro 
dalle fperienze le non fé che fu' piani medefimi 
lo fpazìo percorfo nel fecondo tempo era tre 
volte maggior che nel primo. Vi voleva un col- 
po più ardito perdi' ei dccifrafTe le leggi della 
natura in tutta la loro generalità. Alle fperien- 
ze , ed alle ofìervazioni abbiiognava eh' egli ag- 
giugnefìe la Geometria, introducendola nella Fi- 
fica. La Filofofia , diceva egli nel Saggiatore , 
è feriti a in quefto grandiffimo libro , che continua- 
mente ci fta aperto innanzi agli occhj ( io dico 
V Univerfo ) ma non fi può intendere , fé prima 
non s* impara a intender la lingua , e conefeer ì 
caratteri, ne' quali è fcritto. Egli e ferii to in lìn- 
gua Matematica , e i caratteri fon ir i angoli , cer- 
chj, ed altre figure Geometriche : fenza quefio è un 
aggirarfi vanamente per un ofeuro laberinto. 

XII. E fu ben fortunato il Geometra ne' 
primi fuoi tentativi. Mentre nel 1602 annun- 
ziò P elegante Teorema che fé in un circolo ai- 



uguaglianza de' tempi della difeefa per tutte le rette 
tirate al punto infimo d' un circolo è in una let- 
tera fcritta al Marchefe del Monte nel 1602 * e in 
efia foggi un fé il Galileo : ma non puffo /puntare a 
dimefirare come gli archi ( maggiore e minore ) fiano 
pi fiati in tempi eguali , che è quello che cerco . Il Teo- 
rema degli ipayj percorfi verticalmente è in una 
lederà feruta nel 1609 da Padova , dov' era paflàto 
Lettore di Mattcmatica fino dal 1592. 



DEL GALILEO. ig 

zato ad angoli retti fui piano deli' orizonte s' in- 
tenderanno tirate delle linee rette dal punto più 
bailo a qualsivoglia altro punto della circonfe- 
renza, un corpo in ciafcuna di effe impiegherà 
fempre un egual tempo a discendere. E nel 
1604 fpiegò due altri Teoremi: che gl'interi 
fpazj percorfi verticalmente ne' tempi 1,2,3, 
4 , &c. fono tra loro nella proporzione medefi- 
ma de' quadrati de' tempi 1, 4, 9 , 16, &c. : 
e che gli fpazj percorfi in egual tempo fucceffi- 
vamente fono come i numeri difpari 1,3, 5, 
7 , &c. Quel Teorema lafciò ancor travedere 
al Galileo qualche analogia colle offervazioni del- 
le lampane , e gli fece impiegare lungamente 
ogni sforzo per dimoftrare che le vibrazioni de* 
pendoli d' egual lunghezza devono farfi in tem- 
pi eguali. Ma il paffaggio dalle fottefe agli ar- 
chi circolari ricercava più fuffidj Geometrici 
che non aveva il Galileo. Anzi le apparenze di 
quell'analogia 1' induffero a credere che l'eguar 
glianza de' tempi fi confervaffe fempre , come 
nelle difeefe per tutte le corde d' un circolo , 
così ancora nelle vibrazioni più o meno am- 
pie d' un pendolo , e anche quando gli archi 
dcfcritti foflero di molti gradi. Quantunque pe- 
rò folle erronea una firoile applicazione , quel 
primo, e fecondiifimo Teorema foftanzialmente 
includeva gli altri due: anzi comprendeva tut- 
te le leggi della caduta de' corpi o perpendi- 
colarmente all' orizonte , o ne' piani d' una da- 
ta inclinazione. E chi allora avelie avuto fenfi 
abbaftanza fini per icguitar da lontano le tracce 

B2 



2o ELOGIO 

del Galileo , doveva accorgcrfi che il primo vo- 
lo era ben alto , e maraviglialo. 

XIII. Offervazione , Sperienza , e Geome- 
tria erano le riprove d* un Genio veramente fu- 
periore , e primario , le pm fortunate combi- 
nazioni, che illuftrarono il fine del fecolo fedi- 
ceiìmo , i principj della rivoluzione delle faen- 
ze, che reftò poi decifa generalmente coir in- 
venzione del cannocchiale nel 1609. Apparten- 
gono a un genere fecondano V altre invenzioni , 
che vi fece precedere il Galileo, la teoria del 
centro di gravità, il compaffo di proporzione, 
la bilancia idroftatica, ed il termometro. Le 
ricerche del punto , da cui fofpefo che fia un 
corpo dato reità fenz* alcun moro ,, formando uno 
de' più robuiti faggj Geometrici, che ci abbia 
elfo lafciati , poffono bensì fervire alle perfò- 
naii fue lodi, e a far fentire quant' era profon- 
damente vertalo nella Geometria degli antichi , 
quantunque V aveffe più applicata per ogni par- 
te alla Fifica, che ampliata, ed arricchita in 
fé medefima. Ma non poffono poi formare al- 
cun' epoca nella ftoria dell' avanzamento delle 
Scienze. Mentre avendo intraprefo quelle ri- 
cerche il Galileo per correre avanti al Comman- 
dino , che erafi limitato a' cafi più facili , le la- 
nciò poi quand 5 ebbe cognizione del libro di 
Luca Valerio, che lo avea prevenuto in Ro- 
ma colle determinazioni Geometriche de' centri 
di gravità in tutte le conoidi , e in tutti i lem- 
menti tagliati con piani paralleli alle bafi. 



DE L GALILEO. 21 

XIV. Il compaffo di proporzione trovato 
in Padova nel 1597, e difeib fervidamente nel 
1607 contro Baldaiìar Capra , che avea cerca- 
to d' appropriacelo , per la facilità , e moltipli- 
cità de' tuoi ufi poteva ben meritare 1' accogli- 
mento, ch'ebbe da Cottimi Principi, e tra gli 
altri dall' Imperator Ferdinando allora Arciduca 
d'Auftria, e del Re Gallavo di Svezia. Il fa- 
vore di quelli che V elevazione del genio , i 
diritti delia nafeita, e la fortuna hanno meffo 
alia tefta de' regni , e delle nazioni , non è mai 
accordato prodigamele a quegli altri , che per 
il loro fapere reftano come alla tefta degl' inge- 
gni degli uomini. Le feienze, e le lettere, e 
molte volte ancora le cognizioni più aftrufe 
hanno una relazione affai ftretta col fervizio del 
Pubblico , e con i comodi della Società. Il com- 
paffo di prop jrzione , il quadrante per miiurar 
colla vifta, nella moltiplicità degli ufi, a cui 
potevanfi adattare , fomminiftravano una ripro- 
va di quefta general verità. Ma appunto la 
moltiplicità fteflfa veniva poi compenfata in que* 
due iftrumenti dalla minore efattezza, e preci- 
fione, a cui fi poteva arrivare negli ufi parti- 
colari , per eiempio di quelle linee , che chia- 
manti Stereometriche, Metalliche, e Aggiunte. 
Però quantunque il compaflò, fparfo allora in 
pochi anni a molte migliaja per ogni parte dell* 
Europa, meriti di reftar Tempre nelle cultodie 
degl' iftrumenti d' ulb più familiare , nell'uno 
ad effo penferà di fervirfenc ne per eftrar la 
radice cubica, né per traftnutar le monete 3 né 
per calcolar gì* intereflì. B 3 



22 ELOGIO. 

XV. La Bilancetta Idroftatica immaginata 
dal Galileo per ritrovare le denfità de' corpi d'e- 
guai volume, e la proporzioni de* metalli mefco- 
lati iniìeme in un dato pefo , era un' applica- 
zione , non fatta veramente da alcuno prima 
d'allora, ma però facile, e femplice in fé me- 
defima , de' principi Idroftatici ritrovati già da 
Archimede : che un folido fommerfo in un flui- 
do perde una porzione del proprio pefo eguale 
al pefo affolli to d' un egual volume di fluido : 
e che fommergendo in un fluido corpi di pefo 
eguale, e di denfità differente, le porzioni de' 
pefi perduti fono reciprocamente proporzionali 
alle denfità , o gravità fpecifiche de 5 medelìmi 
corpi. La fola difficoltà, che poteva incontrarfì 
nell' applicare i principj generali alle fperienze 
particolari delle gravità fpecifiche de' corpi fo- 
lidi , e fluidi , riducevafi alla femplice perfezio- 
ne degl' iftrumenti : e la piccola bilancia del 
Gallico era molto lontana da quel grado di fi- 
nezza che fi ricerca in quefto genere di fpe- 
rienze, ed a cui fono arrivati polteriormente gli 
artefici , fpecialmente in Inghilterra. 

XVI. L' eccezione medefima fi potrebbe 
dare al Termometro. Quello che immaginò il 
Galileo era d' acqua, e d' aria. Le variazioni 
dell' ammosfera dovevano efièr comuni a queir 
aria , e però la maggiore , o minore rarefazione 
dell' acqua non poteva più corrifpondere a' dif- 
ferenti gradi del calore , e del freddo. Gli Ac- 
cademici del Cimento hanno incominciato a fer- 
virfi d' un Termometro chiufo dalle due parti , 



DEL G A LI LEO. 23 

e vuotato d* aria. Ma non s' erano ancora tro- 
viti i termini fiflì , a' quali fi riportala il cai- 
cd, e il freddo, in maniera che nel confronto 
fi poteffero intender fra loro gli oflTervatori di 
atti i paefi. L' Hallejo ritrovò che il calore 
dell' acqua bollente rimane fempre lo fteffo , 
quando ila dato il pelo dell' ammosfera : e il 
Ifewcon ritrovò pure che il grado di freddo ri- 
nane tempre lo fteffo , almeno fenfibilmente , 
rell' acqua che incomincia a congelarli. Tra 
^uefti due termini fi compartirono le gradua- 
;ioni del calore e del freddo , e così fu prepa- 
rato il Termometro a tutti gli ufi delle offer- 
/azioni Fifiche. Le teftimonianze del Cartelli , 
5 del Viviani ballano per afficurare al Galileo 
le prime idee , e per mettere il di lui nome 
dove altri mettono quello dell' Oiand^fe Dreb- 
belio. 

XVII. L' Italia fu bensì prevenuta dagli 
Olandeii in un' altra invenzione affai più gran- 
de , e importante, quella che rinforzando, e 
aguzzando la noftra vifta fi avvicina a tutti gli 
oggetti, ingrandifee, e rifehiara i più lontani, 
e ci fa come penetrare nell' intima teifitura de* 
corpi a noi più vicini , 1* invenzione del Tele- 
feopio, e del Microfcopio. Ma il Galileo an- 
cor prevenuto falì in queft' occafione al colmo 
della o-loria letteraria. li Termometro , la bilan- 
eia, il comp^iffo , i primi tentativi d 5 accrefee- 
re olle nuove armature a molti doppj la for- 
za d*lla calamita , 1' offervazioni fopra la nuo- 
va Stella che nel 1604 era apparfa nella Goftel- 

B 4 



24 ELOGIO 

Iazione del Serpentario , altri faggj confimi! 
avevano fatto conofcere P eftenfione , e 1* infatui 
gabilità del fuo genio. Le fue prime ricerche 
fopra le leggi, e la caduta de' corpi gravi, e 
il Teorema dell' uguaglianza de' tempi della di» 
fcefa per tutte le corde d' un circolo , lo avear 
no dichiarato un genio del prim' ordine nell' o- 
pinione di qne' pochi , che ne potevano allori 
eflèr giudici. L' invenzione del Cannocchiale U 
fece comparir tale agli occhi di tutti, lo follo 
vò altamente fopra il livello de' fuoi coetanei 
gli fomminiftrò i mezzi per la rivoluzione d 
tutta la Filofofia. 

XVIII. Gli occhiali , e le femplici lent 
erano già conosciute da molto tempo (i) . Queft' 
era come 1' alfabeto de' Cannocchiali. Ma come 

(i) I femplici occhiali per rinforzare la vifta furono 
inventati in Firenze , e fabbricati in Pifa verio il 
1300. I microfeopj ad una lente fola devono eflere 
d' un' invenzione molto più antica , almeno fino de 5 
tempi dell'Arabo Alhazeno. Gian Batifta Porta in- 
ventò un occhiale a due lenti P una conveffa , e 
P altra concava per ajutare la vifta di quelli , che 
vedevano confufamente. Ma nelle opere di Rogero 
Bacone, e nel Porta non v' è nulla che abbia rap- 
porto al Cannocchiale : e intorno a ciò leggafi lo 
Smith nel principio del Libro 11. della fua Ottica 9 
il de la Hire negli atti dell' Accademia di Parigi 
del 17 17, e il Montucla ne* Lib. 1. , e v. delia 
Par. 11. della Storia Matematica. Le tcilimonianze 
riunite da Pietro Borelli nel libro del vero inven- 
tore del Cannocchiale provano , che per puro cafo 
alcuni artefici d' Olanda vi fono arrivati , ambi- 



DELGALILEO 25 

dopo eh 5 erafi fatta affai familiare 1* incifione 
delle parole a caratteri uniti vi volle tanto tem- 
po per combinare la feparazion de* caratteri , ed 
inventare la noftra ftampa -, così dopo conofeiu- 
ti i fenomeni delle lenti vi vollero ancora tre 
fecoli per arrivare a combinarle infieme in ma- 
niera da formarne un Telefcopio. Fu per puro 
calb in Olanda che un femplice artefice collo- 
cò due lenti in maniera da veder gli oggetti in- 
granditi : e fé ne fparfe voce in Venezia nel 
1609. Il Galileo s'immaginò fubito la combi- 
nazione opportuna delle lenti , e in pochi gior- 
ni formò un Cannocchiale , che ingrandiva tre 
volte il diametro, e nove la fu perfide, e la 
grandezza apparente degli oggetti. Poi ne fab- 
bricò un altro, in cui veniva a ingrandirfi il 
campo più di feffanta volte : e finalmente ne 
prelentò uno alla Repubblica , che portava 1* in- 
grandimento lino a un migliajo di volte, e che 
gli meritò una pubblica ricompenfa, il raddop- 
piamento dello ftipendio. Gli artefici di tutta 
T Europa impararono da lui il metodo di lavo- 
rarli , mentre neir Olanda queft' arte , ancora 
molti anni dopo , rimafe nell' infanzia del primo 



nando infieme due lenti, V una convefia , e l'altra 
concava. Edi paflavano ancora per inventori del 
Microfcopio a più lenti. Le lettere del Realio e dell' 
Ortenfio provano che nel 1637 non s' era ancor vi^ 
fto in Olanda un Cannocchiale , che moftraffe di- 
(finto il difeo di Giove, come i primi chs fai?* 
bricg il Galileo nel j6og. 



26 ELOGIO 

cafo , e folamente a' tempi dell' Ugenio inco- 
minciò ad emulare , e forpafiare ancora le glo- 
rie degli altri paefi. 

XIX. Nel Saggiatore fi legge efpofto il 
breve , e femplice diicorfo , con cui pervenne il 
Galileo alla combinazione del Cannocchiale. Era 
ben facile a comprenderli che non fi potevano 
ingrandire, e rifehiarare gli oggetti con uno, 
né con più vetri piani, né con una lente con- 
cava, che più tofto gì* impiccoliice, né con 
una fola lente conveffa, che gli accrefee, e in- 
fieme gli confonde. Però fi reftrinfe a voler 
efperimentare quello che facejje la compofizione del 
convejfo e del concavo, e vide come quefta dava 
V intento. Con altre combinazioni di lenti convef. 
fé , e concave , e folamente di lenti tutte con- 
vefle arrivò poi a mettere infieme anche il Mi- 
crofeopio ; e nel 1612 ne mandò uno a due 
lenti al Re Sigifmondo di Polonia. E ciò al- 
lora badava per gli ufi pratici delle celefti , e 
terreftri offervazioni. Ma vi era ancora un gran 
cammino da fare nelle teorie. Reftava da fe- 
guitare i raggj delia luce , e i minimi corpiceili 
di ciafeun raggio ne* meati più interni del ve- 
tro , da fpiar con che le leggi vi fi piegafiero , 
e fi fcoftaffero, e avvicinaffero tra di loro, da 
calcolare fotto qual angolo arrivaffero poi ad unirli 
nell'occhio, qual era il campo, e l'ingrandi- 
mento , che prenotavano. E ciò pure era riler- 
bato all' Olanda, e all' età posteriore del Galileo. 
L' Ugenio vi poffedè tutta la finezza Geometnca t 



DEL GALILEO. 27 

che richiedevafi (1) per fegnare le tracce della 
luce, per ritrovare un'altra combinazione di 
Teleicopj a lenti tutte con veffe, e per prepara- 
re il Mondo agli fpettacoli de' primi del Newton, 
e degli oggettivi dd Dollond. 

XX. Ma la principal gloria del Galileo 
non fu già il ritrovare , perfezionare , e ridurre 
a metodo la fabbrica de' Cannocchiali. Fu l'u- 
fo , e 1' applicazione , che feppe farne. Il Can- 
nocchiale in Olanda infino a' tempi dell' Ugenio 
reftò come la calamita alla China , o come il 
prifma in Europa innanzi al Newton , un og- 
getto di iterile curiofità. Tra le mani del Gali- 
leo portò in poco tempo la cognizione di tutti 
i corpi celefti , lo feoprimento d' altri non an- 
cor vifti , il fine de' fogni aftronomici d' Arifto- 
tile , e di Tolomeo , il trionfo del fiftema Co- 
pernicano , una nuova Fifica celefte , e una nuo- 
va maniera di filofofare. Ritrovato il Cannoc- 



(1) Lo Snellio nato in Olanda nel 1591 , e morto 
nel 1626 tre anni prima della nafeita di Criftiano 
Ugenio , avea già ritrovato il principio fondamen- 
tale della Diottrica , eh* è la coartante proporzione 
fra' feni degli angoli d'incidenza , e di refrazione : 
principio che poi il Cartello s' è voluto appropria- 
re. L' Ugenio vi fondò fopra tutta la fua Diottrica, 
che quantunque inferita nelle opere poftume eraperò 
incominciata nel 1651. Pochi anni dopo arrivò 
egli a conofeere i fenomeni dell' anello di Saturno, 
e (coprì il quarto farei I ite , mentre il quinto, e i 
tre primi furono feoperti poi dal Calimi nel 1671, 
e nel 1684. 



28 ELOGIO 

chiale nel 1609 cominciò egli ad ofiervare le 
macchie della Luna , le Stelle nubilofe , e la 
via Lattea : il giorno 7 Gennajo dell' anno fuf- 
feguente fcoprì , ed ofTervò per tre meli confe- 
cutivi i Satelliti di Giove : e in feguito vide 
nel Sole il fenomeno delle macchie, e coronò 
il luo foggiorno in Padova colla fcoperta de* 
primi fenomeni , che annunziavano l'anello di 
Saturno. Poi nel mefe d' Agofto eflendofi refti- 
tuito in Toicana , come primario Matematico 
dello ttudio di Pifa , e del Gran Duca , rico- 
nobbe meglio Saturno , e fcoprì le fafì di Ve- 
nere , e di Marte : ed , eflendofi portato in Ro- 
ma , nel 161 1 determinò i tempi periodici de* 
Satelliti di Giove. E come le macchie dei Sole 
fecero dileguar l' opinione dell' incorruttibilità de' 
Cieli , e le fafi apparenti convinfcro il monda 
del ravvolgimento di Venere , e di Marte in- 
torno al Sole, e diedero una forma più certa 
alPAlironomia-, così il difeorfo , che ncll' eftate 
dell' anno (teflo fcrifie in Firenze il Galileo , ris- 
chiarò , e (labili l' Idroftatica. Ne' falli Filofo- 
fici non vi è un biennio più memorabile. Tut- 
to allora concorie a dare una nuova forma alle 
feienze : la grandezza , e la novità de' fenome- 
ni : il numero , e il rango delle pedone , che 
in Italia le n' occuparono da Venezia infino a 
Roma : la ferie di tutte le confeguenze , che fuc- 
ceffivamente le ne dedufiero. 

XXI. La grandezza medefima di quelli og- 
getti ci obbliga a riaflumerli paratamente. La 
Luna fu il primo teatro , che jpreientoflì al nuo- 



DEL GALILEO. 29 

vo occhio del Galileo. La di lei fuperficie , che 
colla uniforme apparenza avea fino allora dato 
luogo ail'ipotefi della perfetta sfericità, inco- 
minciò a comparire tanto differentemente mac- 
chiata, e illuminata, come poteva effere una fu- 
perfide affatto irregolare , e un corpo sferico fo- 
lamente all' ingroflò. E come chi dalla Luna ri^- 
guardafle il terreftre globo, vedrebbe le parti fo- 
lade illuminate da tutta la luce, che ripercuo- 
tono, e le fuperficie de' mari, per la quantità 
della luce, che lafcian paflare al didentro, gli 
apparirebbe nell' uniformità loro più oleure; così 
Scoprendo il Galileo nella Luna illuminata di- 
vertì tratti d' una luce più uniforme, e più lan- 
guida , non dubitò di credere che quelli foflero 
altrettanti mari. E alla ftefla maniera che le parti 
folide del noltro globo , fecondo la varia obli- 
quità de* piani , comparirebbon dall' alto illumi- 
nate più , o meno , e nel progreflò dell' illumi- 
nazione le cime delle montagne riceverebbero i 
raggj del Sole prima eh' efli ar ri v afferò al fondo 
delle valli fottopofte ; così offèrvò il Galileo che 
paffando dal Novilunio al Plenilunio le parti lu- 
cide, e nel mezzo, e a' confini erano tutte irre- 
golari , fpuntando lempre dal fondo ancora ofeu- 
ro delle punte rilucenti , che nel progreffo del- 
la luce ingrandendoli , e poi riunendoli al reilo 
del difeo illuminato , erano fuccedute lempre da 
altre, appunto come in una ferie continuamen- 
te alternata di valli , e di montagne. 

XXII. L 5 anticipazion della luce, e la di- 
sianza delle punte dall' ultimo confine del diico 



3© E L O G I O 

illuminato gli fuggerì la maniera di milurare l'e- 
levazione intera delle montagne fopra il fondo 
delle valli : e parendogli che la diftanza d' al- 
cune punte verfo il mezzo del difco lunare ar- 
rivale qualche volta ad una decima parte del 
femidiametro , ne deduffe l'altezza di circa quat- 
tro miglia Italiane, come nel Chimborafo, e in 
altre montagne del Perù. Le oflervazioni fatte 
all' intorno convinfero il Galileo che le parti 
montuofe fi ftendono per tutto il difco , e fino 
al margine eftremo. Mentre i confini della lu- 
ce , e dell' ombra gli apparvero fempre irrego- 
lari , per quanto gli potè feguitare col Telefco- 
pio , e fubito dopo il Novilunio , quando dal 
lembo lunare incominciava a fpuntare una fot- 
tilifiima falce , e quando mancava pochiffimo al 
Plenilunio. E poiché il lembo medefimo gli com- 
pariva nel Plenilunio , e in qualfivoglia altra fa- 
le fenfibilmente circolare , e le irregolarità de* 
confini illuminati erano fempre al didentro del 
difco, e non mai all'intorno, s'avvide il Ga- 
lileo che per renderne ragione bifognava fuppor- 
re ne' monti laterali un tal ordine che i più lon- 
tani corrifpondeflero alle aperture delle valli a 
noi più vicine, e foflero tutti a un di prefib di 
eguale altezza. Dopo quel tempo , efiendofi raf- 
finate le offervazioni , s' è vitto , che il margine 
eftremo non è poi tanto regolare da efigere una 
perfetta corrifpondenza ne' piani fuperiori delle 
montagne: e la diftanza delle punte rilucenti dal 
refto del difco illuminato non s'è mai ritrovata 
maggiore d' un tredicesimo del femidiametro, i! 



DEL GALILEO 31 

che porterebbe nelle montagne un 5 altezza poco 
maggior di tre miglia. 

XXIII. Ma nella Luna fi prefentava an- 
cora un altro fenomeno ben degno d'occupar 
fubito l'inventore del Cannocchiale: una luce 
cinericia, e più languida, che ci lafcia diftin- 
guere tutto il difeo in vicinanza del Novilunio, 
e quando la Luna refta un poco di fianco tra 
la Terra, ed il Sole. Leonardo da Vinci (1), 
e il Meltiino avean congetturato anche prima 
che quella folle un reito della luce mandata dal 
Sole alla Terra , e dalla Terra ripercoffa poi nel- 
la Luna , e dalla Luna nuovamente rimandata 



(1) Leonardo da Vinci fa \m uomo de) maggiore 
ingegno , e della più vafta erudizione de' fuoi tem- 
pi. Avea profondamente ftudiata la Pittura , l'Ar- 
chitettura , la Scultura , la Fiìofofia , le Mattema- 
tiche , la Medicina , F Anatomia , la Chimica , e 
la Mufica. Nel 1497 col meccani fmo de' foftegni 
inventati pochi anni prima fui Padovano aprì la 
comunicazione tra' due Naviglj di Milano. Fu il 
primo a mettere 1' Anatomia in difegno 3 a dare il 
rilievo alla Pittura , ed a provare che il bianco 
nafee dall' unione degli altri colori. In un mano- 
fcritto, che adeiTo ritrovafi in Inghilterra, incomin- 
ciò a trattare dell' acque correnti , e congetturò , 
che la luce fecondarla nafea da una doppia rifief- 
fione della Terra , e della Luna. Ne' manoferitti , 
e negli abbozzi di figure , che fi ritrovano in Mi- 
lano , lafciò una riprova di quanto difie il Vafari , 
che incominciava troppe cofe lenza finirle. Vi è 
però haftantemente dileguata la bomba per attri- 
buirgliene la prima idea. 



32 ELOGIO 

alla Terra. Le congetture però abbifognavano 
d' una più attenta ofiervazione per difiipare gP in- 
ganni , che prefentavanfi rimirando coli' occhio 
nudo i confini della luce primaria, e feconda- 
ria. Il Galileo pensò al tempo , e al modo più 
proprio per P ofiervazione , che incominciafle la 
notte a farfi più ofcura, e che fofle riparata la 
villa, e Pimpreffione di quella parte, che nella 
Luna polla un poco di fianco viene direttamen- 
te illuminata dal Sole. Portò il Cannocchiale fo- 
pra il redo del diico, arrivò a diftinguere an- 
cora P ordine delle macchie principali , riconob- 
be per ogni parte quello eh' efiò chiamava più 
propriamente candor lunare. E quando molti an- 
ni dopo fi ripropofero da Fortunio Liceti gli an- 
tichi dubbj, per difìiparli interamente non ebbe 
il Galileo che a riaffumere tutto il dettaglio del- 
le fue prime ofifervazioni. 

XXIV. Nella lunga lettera, che in occa- 
fione di quella difputa fcrifle al Cardinal Leo- 
poldo de' Medici, pafsò egli ancora a trattare 
di quella luce bronzina , che ci lafcia diftinguere 
tutto il difeo della Luna eccliflata nel Plenilunio. 
Era facile a comprenderfi che , trovandofi la 
Terra di mezzo tra la Luna , ed il Sole , i rag- 
gj foiari nell' attraverfare la terreflre ammosfera 
tutt' all' intorno fi devon rifrangere, e piegar ver- 
fo P affé del cono ombrofo, ed arrivare alla Lu- 
na ofeurata , e rifletterfi quindi alla Terra. Il 
Galileo conofeeva baftantemente i fenomeni del- 
la refrazione : ma in quella lettera cafualmente 
ingannoffi in un fatto , mentre fuppofe che la 

luce 



DEL GALILEO. 33 

luce bronzina comparifca nelì' eccliflì totali al- 
cune volte sì , e alcune volte fio : e ricercandone 
una cagione , che colia fua varietà corrifpondef- 
fe alle variazioni fuppofte , folpettò chetai luce 
foffe gettata lopra la Luna, o da Giove, o da 
Venere , o ancora da qualche Fiffa. Nella mol- 
tiplicità delle fue ricerche fopra la Luna lafciò 
al più maturo efame de 5 pofteri due fole cofe : 
le apparenze del difeo eccliflato ; e il curiofo fe- 
nomeno della titubazione , offia librazione , che 
fu bensì il primo a feoprire, ma che però non 
conobbe fé non in parte. 

XXV. Dalla Luna , corpo a noi più vici* 
no , volò fino alle Stelle , e da quegli ultimi con- 
fini dell' Univerfo fi ripiegò verfo il Sole, che 
ne occupa il centro. Il numero delle Stelle fiffe 
crebbe a'fuoi occhj ben dieci volte. Ne contò 
più di 40 nel folo gruppo delle Plejadi , e più 
di 500 nella Coftellazione d' Orione. La nubi- 
lofa d'Orione gli apparì formata da 21 picco- 
le Stelle , viciniffime tra di loro : e quella del 
Cancro da circa 40. E com' era avvezzo a paf- 
fare da' primi fatti air ultime confeguenze , in- 
cominciò di qui a far fentire la vanità • dell' A- 
ftrologia, in cui fi faceva gran cafo delle nubi- 
lofe , e niuno delle piccole Stelle della terza gran- 
dezza in giù. Alla fteffa maniera avendo ricono- 
feiuta per ogni parte quella ftrifeia di luce bian- 
chiccia , e irregolare , che cinge tutto il Cielo a 
forma di zona , e che chiamafi via Lattea (1) 

e 

(1) Le prime offervazioni della macchie, monti, ma- 



^4 ELOGIO 

credette di terminare le lunghe, e inutili dif- 
pute degli antichi Filofofi con dire che quella 
era una femplice continuazione di Stelle innu- 
jnerabili , e piccoliflime. E fcriffe pofcia nel Sag- 
giatore : le nubile je ^ ed anco tutta leu via Lattea 
w Cielo non fon niente , ma fono una fura affezio- 
ne dell* occhio nofiro ; ficchi per quelli che f uff ero di 
<vifta così acuta , che fot afferò àiftingucre quelle mi- 
mtijfime Stelle , le nubile] e , e la via Lattea non fa- 
rebbon in Cielo. Si dufcytà poi da alcuni altri fé 
ciò baftafle per ifpiegare interamente il fenome- 
no -, mentre neppure co' Telefcopj migliori , che 
fi, fon fabbricati nell* età noftra , non s' arriva a 
feoprire nella via Lattea un numero così grande 
di Fiffe , come ricercherebbefi per rendere ragie- 
ne di una luce tanto diftefa , e fenfibile all' ce- 
chio nudo. Alcuni Autori hanno attribuito una 
parte dei fenomeno alle ammosfere delle Stelle : 



ri , e candor lunare , della via Lattea % e de* Satel- 
liti di Giove, fi trovano nel Nunzio Sidereo, che 
porta la data di Padova de' 4 Marzo iòti. In una 
lettera ferina nelT anno fteìib al P. Grienberger , 
dopo d' avere rifpofto alle difficoltà contro lui pub- 
blicate da' Gefuiti di Mantova , confermò il Gali- 
leo che le parti montuofe della Luna fi (tendono 
fino a tutto il margine del difeo. 11 Caffi ni , Ma- 
raldi , de la Hìre fon quelli , che ne' Plenilunj di 
maggior latitudine hanno ofTervato nel margine qual- 
che irregolarità. Nella lettera al Cardinal Leopoldo 
fi retrge tutta la difputa a\uta con Fortunio Liceti. 
L' argoinento contro P Aerologia è nella lettera 
feruta a Monfignor Dini. 



DEL GALILEO. 35 

ma niuno ha chiamato in dubbio che almeno la 
parte principale non debbafi al loro numero. 

XXVI. Il Sole, fonte puriflimo di luce, 
comparve agli occhj del Galileo fparfo d' ofeu- 
re , e tenebrofe macchie , che variandofi di fi- 
gura continuamente fi riunivano infieme, o fi 
dividevano, fparivano dopo un certo tempo, e 
poi erano fuccedute da altre , e tutte infieme dal 
lembo orientale del Sole apparivano trafportate 
verfo P occidentale. Le teftimonianze de' fuoi ami- 
ci, e contemporanei non fono punto neceffarie per 
afficurargliene V onore della feoperta nel giudi- 
zio di tutti gli Aftronomi pofteriori. Le mac- 
chie della Luna , e del Sole , il maggior nume- 
ro delle Fiffe , i Satelliti di Giove, le fafi di 
Marte , e di Venere doveano neceflariamente feo- 
prirfi da quello , che avea ritrovato il modo di 
render P occhio ben mille volte più acuto , e 
fé n* era fubito approfittato con una generale ri- 
vifta di tutto il Cielo. Ma indipendentemente an- 
cora dalP effere (lato il primo alla /calata , come 
folea dire il Veliero, moftrò in quelt' occafione 
il Galileo tutta la fuperiorità d' un genio prima- 
rio fopra iì volgo degli altri ofiervatori. Lo 
Scheiner (1), che più di tutti gliene contele la 

C2 

(1) Il Galileo, prima di partire da Padova, avea 
già (coperto le macchie del Sole nel 1610, co- 
me attefta il Viviani ; e nel mefe di Aprile dell' 
anno feguente le avea fatte vedere in Roma a di- 
vertì , che pur V attentarono. Furono pofteriori di 
fei meli le ofiervazioni del Gefuita Scheinero, che 



3 6 ELOGIO 

{coperta, fi fermò folle iemplici apparenze del 
moto delle macchie da levante a ponente , e , at- 
taccato com' era all' antiche opinioni full' incor- 
ruttibilità de 5 Cieli , s' immaginò eh' effe fodero 
altrettanti Pianeti , variamente illuftrati , e molli 
intorno al Sole, li Galileo comprefe fubito che: 
le macchie non pafiavano folamente difetto al 
Sole, ma fé gli ravvolgevano intorno, e che 
però la direzione del loro moto dovea efiere da 
ponente a levante: e libero, com'era, da' pre- 
giudizi delle leuoie , dalla ftefla variabilità delle 

le pubblicò pai nel 1612 col titolo di Apelhs pofi 
tabulanti in tre lettere ferine a Marco Velfero d'Au- 
gufta , alle quali rifpofe il Galileo con tre altre 
lettere (rampate nel 1613 in Roma dall'Accademia 
de' Lincei , alla quale già da due anni era aggre- 
gato. Lo Schei nero fì dovette allora celare a ? fuoi 
Superiori , che non volevano contrarietà alcuna a* 
^rincipj dell' antica Filofofìa. Ma poi nel 1630 pub- 
blicò ie Tue offervazioni in un grolTo libro , me- 
morabile per P arguta irriprefa d^l fronti fpizio , in 
cui per allufione alia rofa, eh' entra nell' armi della 
Ca'a Orfini , vi fono tre Orfe in tre caverne , 1' u- 
na delle quali col Telefcopio pare che ofiervi le 
macchie del Sole, V altra lambifce i fuoi Orfacchi- 
ni , e la terza faccia le mani col doppio titolo dot 
libro Roja Vrftna , Urfa Rofina. Il Galileo ferven- 
do al Micanzio chiamò lo Scheinero porco , e ma- 
ligno a/i none , concitato da rabbia canina contro di lui» 
Il Sig. la Lande nel L;b. xxi, dell'Agronomia , 
Juppofe che il Galileo non avelie rifpofto alla 
Echeinero fé non nel Saggiatore , e gii (timo am- 
bedue egualmente abili nelle oflervazioni delle mac- 
chie. 



DEL GALILEO. g 7 

macchie , dal loro affottigliamento , e dal rallen- 
tamento dei moto quando apparivano vedo il 
marg.ne del Sole, feppe raccogliere ch'erano ma- 
terie ivi addenfate dalla veemenza del calore , e 
poi variamente divife, e fciolte , a fomiglianza 
de* vapori , e delle nubi della noftra ammosfera, 
XXVIL Andò ancora più avanti , e vo- 
lendo provare che le macchie o erano nella ftef- 
fa fuperficie del Sole, o affai vicine, nella fe- 
conda lettera al Veliero ei parlò d'un ambiente 
molto tenue , fluido , t cedente , che deve cingere il 
Sole a modo d' un' altra ammosfera. E comun- 
que le macchie vi fi potefiero elevar qualche po- 
co , dal moto comune di tutte ricavò pofeia che 
il Sole deve rivolgere intorno al proprio centro , 
nel tempo di circa un mefe lunare. Si compiac- 
que ben giuftamente d' effere ftato il primo a 
feoprire quello fenomeno , che annunziava al Mi- 
canzio come il maffimo fegreto che Jta in natura. 
S'era anche accorto della piccoliffirna inclinazio- 
ne dell' afle della converfione iblare al piano dell* 
^eclittica : e di più ferivendo al Velfero indicò 
un' altra Angolarità , di cui forfè finora non s' è 
fatto il dovuto cafo, che le macchie non fi fpar- 
gono indifferentemente fopra tutta la fuperficie 
del Sole , ma vi fi tengono tempre riftrette tra* 
limiti d' una zona determinata, La precifa deter- 
minazione del tempo d' un' intera rivoluzione * 
eh' è rifpetto alle Fiffe di 25 giorni, e ore 14, 
ricercava una ferie di più precife oflTervazioni : e 
il ricavare da alcuni luoghi delle macchie la pre- 
cifa fituazione dell' afle * e dell' equatore folare ♦> 

c 3 



38 ELOGIO 

era un problema, che dovea efercitare V inge- 
gno , e la finezza Aftronomica de* Matematici 
ancora dell* età noftra. 

XXVIII. Non vi fu parte nel Ciclo , in cui 
allora non fi prefentafle qualche cofa di nuovo , 
e d' intereifante. Ma V allungamento , che il Can- 
nocchiale facea vedere nel difco di Saturno r e 
che variandoli continuamente, qualche volta la- 
fciava diftinguerc air eftremità come due picco- 
le ftelle, e qualche volta fparendo redimiva le 
apparenze d'un difco tutto rotondo, era un fe- 
nomeno affatto Angolare, ed unico del fuo ge- 
nere. Il Galileo , fé n' afficurò la feoperta con 
una fpecie di cifra, che comunicò al Keplero, 
e che poi raffegnò fpiegata alle prime richiede 
dell* Imperadore Rodolfo. Un Aftronomo inde- 
feffo, e zelante dovea quello tributo al genero- 
fo Protettor di Keplero , e di Ticone , e di tut- 
ta T Aftronomia. Ma poi bifognava portare a 
maggior perfezione il Cannocchiale per vedere 
più chiaramente un fenomeno così curiofo , e 
{coprire i piccoli cinque Pianeti , che a guifa 
d' altrettante Lune girano intorno a Saturno : e 
ci volevan le più fottili , e lunghe combinazioni 
per accorgerfi che le apparenze di quel feno- 
meno tutte nafeevano da un anello che cinge Sa- 
turno nel mezzo , e che confervando fempre la 
fteffa inclinazione coli' orbita da Saturno deicrit- 
ta intorno al Sole , lì prefentava poi lòtto alpet- 
ti così differenti alla Terra. 

XXIX. Ballava però il Cannocchiale del Ga- 
lileo per veder fubko le quattro Lune, che gi- 



D E L G A L I L E O. g§ 

ratio intorno a Giove (i), e cui diede effo il 
no.ne di Stelle , o di Pianeti Medicei per lafcia- 
re anche in Cielo il nome d* una Famiglia So- 
vrana, che gli uomini di lettere, e i profeflhri 
delle belle arti onoreranno Tempre per ogni par- 
te della Terra. E tra tutte V altre di lui {coper- 
te parve che quefta fofie la più favorita: poi* 
che dopo il primo apparire di que* Pianeti in 
Padova, in Roma, e in Firenze ne fegaitò le 
tracce per tre anni quali continui. La fatica fa 
largamente corrifpofta dall' efito. S' accorìe che 
le loro orbite erano tutte in un piano fenfibii- 
mente parallelo air ecclittiea, cui quando Gio- 
ve accoda vafi , comparivano i quattro Satelliti 
quafì nella medefmia linea retta. Dopo ciò, fu- 

C 4 

(l) Nel Nunzio Sidereo vi è la ferie di quattro mefi 
ti' oiTervazioni de' Pianeti Medicei. La dererm nazio- 
ne de' tempi periodici è nel principio del difeorfo 
intorno al>e cofe i che (tanno full' acqua , o che ir* 
effa il muovono, fcritto nell* efiate del i ó i e , e 
pubblicato neir anno fulteguente. Le configurazioni 
de' Satelliti per Y anno 1613 erano prenunziace nella 
terza lettera fcritta al Velfero il i. Dicembre 1612. 
Ivi ancora era indicato il fenomeno <ii Saturno lo- 
Ktario. Nel 1610 il Galileo annunziò i fenomeni 
dell* allungamento apparente del difeo di Saturno , 
e delle fall di Venere , fcrivendo al Keplero eoa 
lettere trafpofte , cke fi ordinavano colie parole^ 
Ahìfjìmum Pìamtam tergemìnum obfervavi : Cinthia fi- 
gura* cenulatar maier amorum* Le confeguenze , che 
ricavavano dalle apparenze di Venere , e di Mar- 
te , fono fpiegate nella ietterà fcritta a Fra Paolo 
a' 12* Febbraio 1611 , € nd §. 6, del Saggiatore 



4 o ELOGIO 

peratc tutte le difficoltà , che nafccvario dalla 
loro fomiglianza, e vicinanza, gli riufcì di mi- 
furare in ciafcuno di effi il tempo della rivolu- 
zione con una (ufficiente efattezza : mentre ne* 
tre primi Terrore non era che d' alcuni minuti , 
e folarnente nel quarto arrivava ad un ora , e 
mezza. E finalmente dati i tempi periodici , da- 
ta la pofizione dell' orbite , e continuate fempre 
le offervazioni giuns' egli al termine d' una fati- 
ca, che chiamò .'veramente atlantica , di predire i 
luoghi , e le configurazioni de' Satelliti per tutto 
il tempo a venire. Sino nel 1612 ne avea già 
dato un faggio per i mefi di Marzo, e d'Apri- 
le dell 5 anno fuffeguente. Fu frutto di ftudj af- 
fai più. lunghi il piano generale dell' Efcmeridi , 
e il progetto vaftiffimo, e importantiflìmo di io- 
ftituire l'eccliffi de' Satelliti di Giove agli ufi 
dtìV eccliffi Lunari, di corregere in quefta ma- 
niera le carte Geografiche , e di corredare la 
Nautica col giudo metodo di mifurare il viag- 
gio fatto tra' flutti del procellofo , e inftabile 
Oceano. 

XXX. Colla prima fc operta de' quattro Satel- 
liti, che fi muovono intorno ad un altro Pianeta, 
e che tutti infieme con elfo fi volgono intorno ai 
Sole, diffipò fubito ogni ombra d'incongruenza 
che intorno al Sole pofla rivolgerli colla Terra 
anche la Luna. La {coperta delle fafi di Vene- 
re, e di Marte portò fino alla dimollrazione un' 
altra parte fondamentale di tutto il Alterna Co- 
pernicano , che ambiduc quefii Pianeti, l'uno 
fupenormente , e Y altro inferiormente alla Ter- 



DEL GALILEO. 41 

ra fi muovono intorno al Sole , e che ambidue, 
come la Terra, fono dal Sole illuminati. In- 
nanzi al Cannocchiale comparendo all' occhio nu- 
do il difco di Venere affai poco differente nelle 
due congiunzioni col Sole, e nelle maggiori vi- 
cinanze colla Terra comparendo il difco di Mar- 
te Solamente tre o quattro volte maggiore che 
nelle diflanze più grandi , non avrebbe potuta 
il Copernico chiaramente provare che né Marte , 
né Venere non fi muovono intorno alla Terra. 
Galileo avendo oflervato che Marte nel difco- 
ftarfi dalla Terra compariva fenfibilmente fcemo 
all' Oriente , e compariva 40 , e 60 volte mag- 
giore nei Perigeo che nell' Apogeo , ci prefentò 
agli occhj la falfità dell' ipotefi Tolemaica. E 
avendo fimilmente offervato che Venere compa- 
riva falcata all'Oriente, e qualche volta riftret- 
ta a un mezzo cerchio, provò che il di lei moto 
non fi faceva intorno alla Terra , né fotto il So- 
le , come credeva Tolomeo , dove arriverebbe a 
comparir minore d' un mezzo cerchio ; né , come 
pensò Ariftotile , al difopra , dove fempre com- 
parirebbe affai più che mezza , e quafi fempre 
d'una perfetta rotondità. 

XXXI. E quale dovea mai effcre 1* ìntima 
compiacenza d' un uomo , eh* era rtato il primo a 
trafeorrer gl'immenfì fpazj celefti, ed a fare agli 
altri uomini il rapporto di cofe tanto nuove, e 
maravigliofe ? Ma quel!' uomo medefìmo mentre 
pareva tutto afforto nel Cielo , non men fi occu- 
pava negli oggetti a noi più vicini , nelle ricerche 
delia gravità terrestre 7 dell' equilibrio ; dei motQ 



42 ELOGIO 

de* corpi fluidi, e folidi , che per cadere pia fa- 
miliarmente fott' occhio non erano allora piCt 
conoiciuti. Da Archimede fino a que' tempi non 
s* era fatto in tutta V Idraulica , e V Idrolitica 
che un folo pafiò di più da Simone Stevino col- 
la femplice oifervazione che la preflione eiercita- 
ta da' fluidi fopra un fondo qualunque dipende 
unicamente dall' altezza che hanno i fluidi fui 
fondo fteflb , e non già dall' ampiezza , e dalia 
figura de'vafi, che li contengono. Anzi erano 
generalmente dimenticate le teorie d'Archimede, 
e confufe colle cavillazoni delle fcuole. Il Ga- 
lileo fu quello che le riftabiiì , le promofìfe , e 
le applicò nel Diicorfo allora indirizzato al Gran 
Duca Cofimo Secondo intorno alle cole che dan- 
no full' acqua, o che in quella fi muovono. Di- 
moftrò che il difeendere de' folidi in un fluido, 
o il galleggiarvi per una parte , o maggiore , o 
minore, non dipende ne dalla figura de' folidi, 
come voleva Ariitotile , ne dalla profondità de* 
fluidi, com'erafi fuppofto da Plinio (ij, ma 

(i) Plinio i fcrlvendo dell' obelifco fatto venire da!!' 
Imperator Claudio, dille che dalla profondità, a 
cui effo pefeava nel Tevere , s* era inferito non mi- 
nus aquarum buie tintiti effe quam Nilo. Non hanno 
fenfo le altre lezioni , con cui s' è voluto correg- 
gere quefto pafTb. Ma coli' occafione d' avere ac- 
cennato P obelifco di Claudio , dirò il mio (enti* 
mento full' obelifco d'Auguro, e full' altro palli 
di Plinio , eh* è ftato onorato dalle ricerche di motti 
Matematici dell' età noftra li teilo d» Plinio è : 
Si , qui ejì in wmpQ Divus Mgujìm addidit mirfibì* 



DEL GALILEO. 43 

dalla maggiore , o minore quantità di materia } 

lem ufum ad deprebendendas Sotti umbra s , dierumque^ 
ac nocììum horas ( ovvero mtignitudines ) magnitudine 
/irato lapide ad magnitudinem obelifci , cui par ficret 
umbra bruma confecla die , fexta bora , paulatimque 
per reguìas , qua funt ex are indufa fingulii diebus 
decref cerei , ac rurfus augefeeret. Digna cognìtu res , 
& ingenio fcecundo Maniliì Matbematicì. 1$ apici au- 
ratam pilam addidit , cujus vertice umbra colligeretur 
in fé ipfa , alias enormiter inctementa jaculante apice. 
A quello propofito ho già detto altre volte che fe- 
condo i codici più antichi Infognerebbe veramente 
leggere horàs più torto che magnitudine^ : e ciò pofto 
P obelifco non avrebbe fcrvito per una meridiana 7 
ma per un orologio folare. Adeffo devo aggiugnere 
che un tale orologio farebbe poi flato il più Ango- 
lare del mondo , mentre avrebbe fervito , fecondo 
Plinio , anche per le ore della notte. Leggenda 
magnitudines ,• e prendendo P obelifco per una me- 
ridiana , s' efeirebbe da queft 5 inconveniente , come 
ancora dagli altri dell' enorme penombra d' una 
palla, e della fterminata ampiezza, che per le pri- 
me , ed ultime ore del giorno bifognerebbe frap- 
porre in una pubblica piazza, cinta di fabbriche, 
e intrecciata da un capo all' altro dalle linee delle 
ore. In ambedue P ipotefl P orologio , e la meri- 
diana farebbero deferitte affai malamente : e nel 
tefto di Plinio vi farebbe fempre P errore , che la 
lunghezza delP ombra nel mezzo giorno del fol- 
ftizio d' inverno uguagli a Roma P altezza del gno- 
mone. Ma io poi fon peri ita lo che non vaglia la 
pena di ftudiarc di più alcune parole d' un Auto- 
re , che non era punto iniziato nelle rpaterie Fi- 
flchc , ed Aftronomiche , come raccoglie!} partico- 
larmente dai libri 11. , vii., e xxx, dslla fua 
Storia Naturale, 



44 ELOGIO 

che i corpi folidi , o fluidi hanno fotto un eguat 
volume , cioè dalla maggiore , o minore fpeci- 
fica gravità. 

XXXII. Ne* dialoghi fbpra il moto applicò 
poi i principj già dimoftrati al nuotar de' pefci , 
e a fpiegar l'ufo della veicichetta ripiena d' aria , 
che hanno efil nel corpo , e che per un picco! 
meato corrifpondendo alla bocca , lafcia loro aC- 
quiftare un maggiore, o minor volume. Ma in 
occafione di quel difcorfo intrecciò al foggetto 
principale diverfe idee , che furono tanto fecon- 
de poftenormente di Filofofiche confeguenze : co- 
me , che la gravità è una proprietà generale de* 
corpi -, che 1* acqua è rarefatta nel ghiaccio , men-> 
tre P olio al contrario vi fi condenfa ; che le par* 
ticelle dell' acqua fono tra di loro legate da una 
certa adeiìone, per cui non poiTono feorrer fu? 
bito da tutte le parti fopra le tenui, e larghe 
falde , che vi fi pofano , e formando all' intor- 
no come un arginello , fenza efcluder P aria nel 
mezzo , non lalciano fommerger le falde , quan- 
tunque fiano , o di ferro , o di piombo , o di 
altra materia fpecincamente più pefante dell' ac- 
qua, I Matematici incominciarono in oltre dal 
difcorfo medefimo a riguardare come una verità 
dimoftrata , che la preffione d' un fluido fopra 
d' un fondo dato è proporzionale alle femplici 
altezze. Ne può eflere più ihgegnofa la ferie del* 
la dimoftrazione. Mentre P oflèrvazione dello Ste- 
vino v' è ridotta al principio generale , che un 
fluido in tutti i tubi tra loro comunicanti , di 
qualfivoglia ampiezza, e figura, s'alza fempre 



DEL GALILEO. 45 

al livello medefimo ; e queft' altro principio ge- 
nerale v'è poi ridotto al cafo più ovvio della 
ftadera , dove reftano fempre equilibrati due cor- 
pi quando le loro mafie fiano reciprocamente 
proporzionali alle velocità , colie quali incomin- 
cierebbero a muoverli. 

XXXIII. Coli' Idroftatica richiamata a 5 fuoi 
primi principj comparve al pubblico in quel dif- 
corto, come nell'altre fcritture del Galileo, l'e- 
leganza, la robuftezza , e la femplicità dello fti- 
le , quantunque alcune volte diffulb : e allo fte- 
rile ftudio delle parole , in che nfolvevanfi V an- 
tiche dicerie , vi fi è vifta iucceder la vera Dia- 
lettica , e la Critica filolofica. Tra gli fcritti non 
pubblicati dal Galileo avevano fatto allora le 
Scienze de ? progredì ancor maggiori. Egli avea 
creata già la Meccanica , e la Baliftica. E quan- 
tunque le di lui opere full' ufo delle macchine, 
e fui moto de' corpi non fian comparfe alla lu- 
ce, che negli ultimi anni della fua vita, eran 
però preparate, e prenunziate nelle lettere del 
1610. Era già conofeiuta univerfalmente l'eco- 
nomia delle macchine femplici , ed applicata alle 
più compofte : erano fpiegate le leggi del moto 
uniforme , e trovati i principj di tutti i moti va- 
riabili : fi fapevano le teorie de' corpi gravi, che 
cadono liberamente, o che fono gettati in qua- 
lunque modo : 1' artiglieria avea già de' precetti. 
Erafi già fatta in quel tempo la parte principa- 
le della rivoluzione in tutti gli ftudj e della 
Terra 3 e del Cielo. 



4 6 ELOGIO 

XXXIV. Quale fpettacolo fi prefentava mai 
ad un uomo, che dall' alto delle umane cogni- 
zioni nel 1612 confiderava lo dato, in cui effe 
giacevano tre anni prima ? E quale dovea mai 
eflere l'intima, e pura fodisfazione d' averle fol- 
levate tant'alto? La novità di quelle fcoperte, 
che adeffo formano i rudimenti più famigliari 
della Filofofìa , la proprietà ftefla dell' invenzioni 
che ne lafcia ientir tutto il merito , il naturale 
prefentimento de' lunghi progrefii , che vi fi ave- 
vano da fare , tutto dovea concorrere ad accre- 
fcergliene la compiacenza. Si farebbe dovuto cre- 
dere veramente felice , fé veramente foffe con- 
cedo agli uomini d'effer felici. In queft' ammaf* 
fo d'idee, e di pregiudizi, di raziocinj , e di 
paffioni , di virtù , e di vizj , che avvolgono il 
genere umano, i genj rari, e fabliau non aven- 
do mai il difprezzo , hanno fempre 1' emulazio- 
ne, e qualche volta anche il livore, e la rabbia 
degli uomini più volgari. Le nuove verità, con- 
tribuifeono generalmente a indifporli , come ar- 
rivando la nuova luce a ferir le pupille, le ir- 
rita ancora , e le reftringe. Nel fecolo del Gali- 
leo la lenta gradazione , con cui efeivano gii uo- 
mini dall' ignoranza, la coftituzione politica dell' 
Italia , e molt' altre circoftanze particolari fi com- 
binarono infieme a rendere le confeguenze più fe- 
rie , e più fu nette, 

XXXV. L'aver confufi gli Scolaftici colle 
fperienze fatte già dalla cima del Campanile di 
Fifa , e r avere pronofticato V infelice elito d' u- 
na macchina propofta per vuotare la Darfcna di 



DEL GALILEO. 47 

Livorno, gli eccitò contro degli emoli , che l'ob- 
bligarono a lafciar la fua Patria , e a rifugiarli 
nello ftudio di Padova. Quefto non era un cafo 
flraordinario , ed infolito : da Socrate fino a Ga- 
lileo erano divenute comuni le doglianze degli 
uomini di lettere d' aver nella propria Patria mi- 
nor confiderazione, che altrove. Il compaflb di 
proporzione , i monti della Luna , le macchie 
del Sole , i Satelliti di Giove , le leggi della gra- 
vità , lo aveano inviluppato nelle lolite difpute, 
e con alcuni, che pretendevano d 5 effere a parte 
delle fcoperte , e con molti altri che vanamente 
li lufingavan di contradirle. Il Galileo vi mo- 
ftrò tutta la fuperiorità f che il Filofofo , ed il 
Geometra fuole avere in queftaoccafione : e v'eb- 
be di più il trionfo di un acre , e fervido apo- 
logifta. Ma l'apologia da lui fatta fulle macchie 
folari nella terza lettera fcritta al Veliero, lafciò 
trafpirare al pubblico la fua opinione intorno al 
moto della Terra , e all' immobilità del Sole. La 
popolare ignoranza , e la malignità di quel tem- 
po facea trovar qualche relazione tra un fatto 
puramente aftronomico , e le verità fovran natu- 
rali delle divine rivelazioni. Quefto baftò per 
fomminiftrare a' fuoi nemici il pretefto d' una for- 
male perfecuzione. 

XXXVI. Il Galileo non feppe mancare né 
alla verità, né a fé ftefìb. Entrò in una mate- 
ria affatto cftranea alle Matematiche , e ne fece 
il foggetto di una lunga , fenfatifììrna lettera , 
che nel 1616 indirizzò alla Gran Duccheffa Cri- 
ftina di Lorena, Qualche periodo di quella kt> 



48 ELOGIÒ 

tera potea baftare per richiamar gli uomini ai 
buon ienfo. Nelle difpute de' problemi naturali non 
fi dovrebbe, incominciare dall' autorità di luoghi delle 
Scritture , ma dalle fenfate efperienze , e dalle dimo- 
firazioni necejfarie : Perchè procedendo di pari dal 
Verbo divino , la Scrittura Sacra , e la Natura : 
quella , come dettata dallo Spinto Santo , e quefta 
come offervantiffrma efecutrice degli ordini di Dio ; 
ed effendo di più convenuto nelle Scritture per acco- 
modar/i air intendimento dell' univerfale , dir molte 
co/e diverfe in a/petto , e quanto al nudo fignificato 
delle parole dal vero affoìuto -, ma all' incontro effen- 
do la Natura ine/or abile , ed immutabile , e mai non 
trafccndendo i termini delle leggi impcfiele , come quel- 
la , che nulla cura , che le fue recondite ragioni , e 
modi d' operare fieno , o non fieno oppofii alla capa- 
cita degli uomini % pare che quello degli effetti natu- 
rali , che o la fenfata efperienza ci pone innanzi agli 
ccchj , o le necefjarie dimojlr azioni ci concludono , non 
debba in conto alcuno ejjer revocato in dubbio, no;i 
che condannato , per luoghi della Scrittura , che avef 
fero nelle parole diverfo fembiante : poiché non ogni 
detto della Scrittura è legato a obblighi così feveri , 
come ogni effetto di Natura -, né meno eccellentemente 
ci fi fcuopre Iddio negli effetti naturali , che ne' fa- 
cri detti delle Scritture. 

XXXVII. Fece ancora di più il Galileo. 
Verfo il fine del 1615 prefe ipontaneamente la 
rifoiuzione di tornarfene a Roma. Vi comparve 
l'uomo Religiofo, e il Filofofo. Egli fi propo- 
fe allora due fini. Il primo era particolare, e 
fuo proprio, di pienamente giuftificarfi da tut- 
te 



DEL GALILEO. 49 

te le accufe perfonali de* fuoi nemici. Nel che 
riufeì facilmente. L' integrità , e il candore del- 
la fua vita, le pubbliche teftimonianze de' fuoi 
amici, la protezione, che per un fuddito così 
benemerito, e celebre avea dichiarato il Gran 
Duca Cofimo Secondo , gli fecero preffo il Pon- 
tefice Paolo Quinto atterrare, e annientare tut- 
te le macchine , che fcriiTe allora d' effergli fia- 
te dirette contro da tre pot enh iffimi fabbri , ignoran- 
za , invidia , ed empietà. Ma nelle fteffe fue let- 
tere indicò chiaramente il Galileo ( 1 ) d' avere 
avuto in villa anche un altro oggetto più gran- 

D 

fi) Nelle lettere fcritte da Roma nel i6i6> e che fi 
leggono nel primo tomo dell' interefiante Raccolta 
del Chiariffimo, ed Eruditiffimo Monfìgnor Fabro- 
ni fono chiaramente indicati i fuddetti due fini, e 
le altre circoftanze di quell' affare. Il rapporto dei 
Teologi era ne' termini Tegnenti : Solem effe in cen- 
tro Mundi , y ìmmobilem motu locali e/i propofttio 
ab f ur da , tff /alfa in Philofophia , fef formaliter hce- 
retica ; quia eft expreffe contraria Sacra Scriptura : 
Terram non effe centrum Mundi , noe ìmmobilem , fed 
moveri motu etìam diurno , ejl item propofttio abfurda , 
& falfa in Philofophia , & Theologice confederata , ad 
minus erronea in fide. Vi fono flati però degli altri 
Teologi anche più indifereti : come quelli , che 
inveirono dal pulpito contro il Galileo fervendofi 
del teito di S. Luca, viri Galilei quid flatis afpi- 
cientes in ccelum : quelli che difputarono fé potefle 
far teftamento dopo d 'efière flato due volte citato 
dall' Inquifizione : quelli che decifero di potcrfegli 
dar fepoltura in luogo facro , ma non onorifica- 
mente. 



50 ELOGIO 

de , di foftenere la caufa pubblica di tutti quelli 9 
eh' erano allora intimamente perfuafi del moto 
della Terra : caufa che parimente era comune a 
tutti gli uomini di lettere , e eh' era (lettamen- 
te legata col decoro , e colla gloria de' Giudici ; 
cioè d' ottenere una ragionata libertà di penfa- 
re , di difputare , e di fcrivere nelle materie pu- 
ramente Filolòfiche , e non rifguardanti la Re- 
ligione. In ciò fcrifìfe egli d'efièrfi principalmen- 
te affaticato in Roma come Criftiano zelante , e 
Cattolico. Anzi parve ad alcuni che vi avelie 
portato un fervore, ed una veemenza foverchia 
in un paefe, dove il Principe aborriva gl'inge- 
gni, e le belle lettere. Il rapporto d' alcuni Teo- 
logi prevalfe contro tutte le fue ragioni , e il 
giorno 25 Febbrajo del 16 1 6 gli fu intimato dal 
Cardinal Bellarmino di non foftenere ne in ifcrit- 
to, ne in voce che la Terra fi movefie o in- 
torno a le fteffa , o intorno al Sole. 

XXXVIII. Il Gran Duca lo tolfe di mez- 
zo a* fuoi nimici coli' ordine di tornare in To- 
fcana. Ivi fi fece de' nuovi meriti coll'invenzion 
d'un binocolo da adattarfi alla teda, con una 
fpecie di celata , in maniera tale che gli oggetti 
lontani fi potettero in mare , e dall'alto delle na- 
vi feguitare facilmente coli' occhio. Il buon efi- 
to delle fperienze fatte nell' anno fufìeguente a 
Livorno, l'infervorò ne' fuoi fludj per ridurre a 
maggior perfezione la Nautica , e pel progetto 
allora prefentato al Re di Spagna per ritrovare 
le longitudini. Ma un accidente puramente aftro- 
nomicOj l'apparizione cioè delle tre Comete nel 



DEL GALILEO. 5 i 

1618, contribuì poco dopo ad accrefcergli in Ro- 
ma i nimici. Il Galileo allora indifpofto, non a- 
vendo potuto oflervarle , vi fece fopra delle con- 
fiderazioni generali, e le comunicò dal letto co* 
fuoi amici, e ancora coli 5 Arciduca Leopoldo 
d'Auftria, Principe culto, e magnanimo, che 
T onorò d' una vièta , e che volle da lui la ce- 
lata, e divertì altri lavori della fua mano, e 
della fua penna. Tutte le rifleffioni furono poi 
raccolte da Mario Guiducci, e lette all'Accade- 
mia Fiorentina, e contrappofte al difeórfo pub- 
blicato in quell' occafione nel Collegio Romano 
dal Gefuita Graffi. Il Graffi fece ufeir fuori un* 
acerba rifpofta fotto il finto nome di Lotario 
Sarji , e col titolo di Libra Agronomica , e Filo- 
lofica. Il Galileo entrò in campo da fé medefi- 
mo , e pubblicò il Saggiatore , uno de* più be* 
pezzi della Tofcana eloquenza, o, come dice- 
va il celebre Conte Algarotti , la più beli* ope- 
jra Polemica, che abbia avuto l'Italia. Gli er- 
bori rilevati, e più ancora il ridicolo (1) fparfo 

D 2 

(i) Nel proemio del Saggiatore dice il Galileo , che 
la Libra AJìronomica , e Filofofica fi farebbe potuta 
più veridicamente intitolare /' Jfironomico , e Filofo- 
fico Scorpione : e nel §. vii. parlando dello flile 
dell' Avverfario fi efprime così : Con gran gufilo fi 
fon letti ì natali , la cuna , le abitazioni , i funerali 
della Cometa , e V efiferjì acce fa per far lume ali* ab- 
boccamento , e cena del Sole , e di Mercurio , ne pur 
ci ha dato fa/lidio che i lumi f uff ero accefi venti giorni 
dopo cena , ne meno il fiapere , che dov' è il Sole , le 



52 ELOGIO 

full' Avverfario gli fufcirò contro tutto un par- 
tito di cria indifpofto per V altre difpute an- 
tecedenti : e P intima perfuafione, che trafpira- 
va pure nel Saggiatore, del moto della Terra, 
fomminiftrò Farmi per nuocergli maggiormente. 
XXXIX. Il Galileo avea torto nel fondo 
della queftione fulle Comete. L' allungamento 
dell' orbita, 1' oppoiìzion delle direzioni del mo^- 
to , e le fucceffive variazioni della velocità , che 
risultavano nel riferire al Sole il giro delle Co- 
mete, non gli iàfeiartmo adottare la fentenza di 
Ticone , eh 5 effe fofifero corpi perenni , folidi , e 
moffi, come i Pianeti, intorno al Sole, e che 
P apparenze delle loro code nafeeffero dalla for- 
2a del calore, e dalla copia dell' evaporazione. 
L'Aurora Boreale, le macchie Solari, l'autori- 
tà di Keplero coneorfero infieme a fargli fem- 
brar più probabile che 1* efalazioni ammaliate- ne- 
gli fpazj celefti, e iiiuftrate da' raggj del Sole, 
vi faceffero comparire il fenomeno delle Come- 
te , come le materie terreftri nella noftra amroo- 
sfera rapprefentano 1' iride , e le corone: e inol- 
tre la circoftanza particolare , che V eftremità del- 
la coda , il capo della Cometa , ed il Sole ap- 
parivano nella medefima linea retta, gli fecero 
credere , che la coda naicefie da una femplice 
refrazione. Però infifteva il Galileo che non era 
ancora provata la fomiglianza fuppofta tra' Pia- 

candele fon fuperflue , ed inutili , e che egli nén cena , 
ma dtf.na jolamente , cioè mangia dì giorno , e non dì 
notte , la fualt Jiagione gli è del tutto ignota &c. 



DEL G A LI LE O. 5.3 

ricti , e le Comete , e che il Grafi! dovea comin- 
ci j .re da queft' affunto prima di ricercar le di- 
danze delle Comete col metodo delle parallaffi y 
come fi pratica ne' Pianeti. Le ftefle idee fono 
poi (late fegiutate da altri Aftrònomi , e ancora 
da Domenico Caffi™ fino nel 1653: ne fi può 
dire che la fomiglianza già detta fofie portata 
alla dimoftrazìone , fé non quando il Cailìni ar- 
rivò a iottomettere al calcolo tutti i moti delle 
Comete , ed a vedere il fuo calcolo sì bene ve- 
rificato in quelle che apparvero negli anni 1664, 
e 1665. 

XL. 1/ errore del Galileo, ch'era ancora 
i'error de' tempi, vcnriQ compeniato affai bene 
da' progredì, che fece fare nel Saggiatore alla 
Filìca , e dalla villa luminofa, in cui v' efpofe 
tutta la dottrina , adombrata folamente dagli an- 
tichi Filofofì, e faliamente attribuita al Cartello: 
che nelP Univerfo fenfibile non v'è che moto, e 
materia : che non fi può intender altro nella ma- 
teria fé noti figura, grandezza, e luogo: che le 
qualità feafibili , il lume, il colore , il fuono, il 
freddo, il caldo, il gallo, non rilìedono altri- 
menti ne' corpi , ma fono pure affezioni de' no- 
ftri fenfi. Ed è fingo! ire la fempìicità, e l'ele- 
ganza , con cui arrivò a ftabiiire tutte le parti 
di quella generale teoria. Mentre incominciando 
dilla volgare efperienza d' una penna leggermen- 
te fregata , che in qualfivoglia parte dei corpo 
facendo , quanto a fé , i' impreiiìone medefima 
di toccarlo, e di tnajverlo, eccica però tra gli 
occhj , e il nafo , o fotta le narici una titilla- 

D3 



54 ELOGIO 

zione quafi intollerabile, e altrove appena fi fa 
fentire ; moftrò egli con tutta la maggiore chia- 
rezza che quella titillazione, anzi il fenfo del 
tatto , generalmente rifiede in noi , e non dipen- 
de da' corpi tangibili che per la pura diverfità 
delle particelle, lilcie, o fcabrofe, acute, o ot- 
tufe , dure , o cedenti. E fimilmente fece vede- 
re come le minime particelle de' corpi, o fcio- 
gliendofi fopra la lingua , e penetrando al di den- 
tro , o follevandofi fino alle piccole papillette , 
che fono 1* organo dell' odorato , fecondo la va- 
ria loro figura, numero, e moto poflano pro- 
durre tutte le differenze che conofclìiamo de' fa- 
pori , e degli odori: e come pure i tremori ec- 
citati in un corpo fonoro , e trasfufi per V aria 
fino al timpano dell' orecchio , fecondo che fo- 
no più o meno celeri , ci pofiano rapprefentare 
tutte le differenze de' fuoni acuti , e gravi. 

XLI. Sono adeffo divenute volgari quelle 
verità così femplici, e 1' altre idee che propofe 
intorno alla natura, ed analogia del calore, del 
fuoco , e della luce. Mentre avendo chiamato 
col nome generale di fuoco una moltitudine di 
piccolifiimi corpicciuoli , figurati in tal modo , e 
moffi con tanta, e tanta velocità che penetran- 
do nel noftro corpo eccitino la fenfazione del 
caldo , grato , o molefto ; confiderò che accre- 
fciuti di numero , e di forza potevano effi ba- 
dare a fciogliere, e convertire in altri fimili igni- 
coli le materie più dure , e che aflòttigliati poi 
oltre ogni noftra immaginazione potevano anche 
dare la luce. Indi pafiando ad altri più parti» 



DEL GALILEO. 55 

colari fenomeni fi diffufe a provare che tutta 
l' ingrandimento delle fiammelle riguardate di 
lontano non è nelle fiammelle medeftme , e nep- 
pure neir aria accefa air intorno, ma bensì nel 
noftr' occhio: e foftenne lo fteffo di tutta quel- 
la capellatura di raggj 4 o irraggiamento av- 
ventizio , per cui le ftelle inghirlandandofi com- 
parifeono maggiori all' occhio nudo , e che poi 
fi toglie in gran parte col cannocchiale. L* evi- 
denza di quefti principj non ci lafcierebbe ora 
accorgere che fé ne fia fatto altre volte il fog- 
getto di conteftazioni , e di difpute. Il Galileo 
s* accir.fe ad un altra ricerca affai più aftrufa , 
e diffìcile , di aflegnar la cagione dell' ingrandi- 
mento apparente delle fiammelle vedute in lon- 
tananza, e della fcintillazione , che diftingue le 
Stelle fide da' Pianeti : e febbene non vi riufeif- 
fe con derivarla dalla ripercuffione fatta da' rag- 
gj fagli orli delle palpebre , neppure però fi può 
dire che queft' articolo nell' età noitra fia rischia- 
rato , e difeuflb abbaftanza, 

XLII. Così adunque i progreflì della Fi- 
lofofia compenfarono nel Saggiatore la fcielta po- 
co felice della principal tefi di tutta la contro- 
verfia. L' eleganza de' termini , e la robuftez- 
za , e femplicità dello ftile lo fanno (Indiare an- 
che al dì d' oggi come Un modello del noftro 
idioma Italiano, quantunque i piccoli, e prò- 
lifli dettaglj di quella difputa non interefiìno più 
alcuno. Ma tutte allora le circoftanze concorre- 
vano infieme , come ad accrefeere la celebrità del 
libro , così ancora ad inafprrr maggiormente il 

D 4 



56 ELOGIO 

partito di coloro , che vi fi credevano maltrat- 
tati, e che mancando di qualfivogiia altra pre- 
fa credevano d'averne una nella fatai queftione 
fui moto della Terra. Il Saggiatore fu pubbli- 
cato in Roma dagli Accademici Lincei nel 1623, 
e dedicato ad Urbano Ottavo. Quello Pontefice 
avea confervato fino a quel tempo la migliore 
opinione del Galileo : ne aveva anche onorato 
con alcune poefie e la perfona , e le fcoperte 
delle macchie Solari , e de' Satelliti di Giove : 
anzi ne avea guftata la converfazione con tutta 
la famigliarità delle menfe. Inoltre falito al trono 
avea corrifpofto 'agli uffizj , che il Galileo era 
venuto a porgergli in Roma , raccomandandolo 
egli fteflb al Gran Duca come uomo d' una no- 
ta pietà , e d' una celebrità meritata. Chi mai fi 
farebbe allora immaginato che fotto lo fteflb Pon- 
tificato , nove anni dopo ,• fi doveffe vedere nel 
Galileo un nuovo, e triftiflìmo efempio dell' ifta- 
bilità delle cofe umane ? 

XLIII. Le dicerìe fparfe nel pubblico fino 
dall'anno 1620 gli avevano fatto prendere il 
partito d' un uomo , che rifpettando , come do- 
veva , l' autorità , non mancava però a fé me- 
defìmo con tralafciar di giuftificarfi prefib i con- 
temporanei, né volea defraudare i poderi con 
laiciar perdere quanto avea meditato, e ritrova- 
to intorno al fiftema dell' Univerfo. Sulle trac- 
ce di Platone, e di Cicerone efpofe Moncamen- 
te in forma di dialogo tutto ciò che rifguarda- 
va quello grande argomento , mettendo così il 
pubblico a portata £ d* informartene, e di giù- 



DEL GALILEO, $y 

dicarne. Fece anche vedere in quel dialogo quan- 
to folle fenfibile ali* amicizia, introducendo a par- 
lare col Peripatetico Simplicio i due più illuftri 
Amici, che in Venezia, e in Firenze avea per- 
duto pochi anni prima, Gian Franceico Sagre- 
do, e Filippo Salviati. Il primo è quegli, che 
nel 161 1 lo avea diffuafo a ripatriare , facendo- 
gli coniìderare che (blamente in Venezia poteva 
allora godere l' intera libertà , e monarchia di fé 
medeJìmo. L* altro agli aviti onori della Famiglia 
aveva aggiunto anche quello d'accogliere fami- 
liarmente il Galileo nella fua villa delle Selve, 
e d' accompagnarlo nelle più delicate offervazio- 
ni. Dovea badare che mentre fi efponea da Sal- 
viati tutta la teoria del moto della Terra non 
mancaffe Simplicio di rilevare tutte le ragioni 
che i Filoibfi Peripatetici potevano addurre in 
contrario. Così la queitione reftava puramente 
accademica , e fenza alcun artifizio degl 5 interlo- 
cutori il folo intrinieco merito della cauia, e la 
forza vittoriola della verità lafciava a Salviati 
tutta la fuperiorità fopra Simplicio. 

XLIV. Biiògna qui feguitare tutta la ferie, 
e l'ordine delie cofè. Nel primo dialogo , dopa 
una generale introduzione , fono così bene fpie- 
gati i fette capi di conformità , e cognazione tra 
la Terra, e la Luna, che continuando a ragio- 
narvi ibpra arrivò Salviati a concludere , che nel- 
la Luna non vi fono già de' paeft oziofi , e mor- 
ti , e che anzi vi devono effer cofe che F adornino 
operando , e movendo , e vivendo. La forma efte- 
riore, i monti , i mari , e le valli ? le vicende del 



58 ELOGIO 

giorno , e della notte , dell' inverno , e dell' e(fou 
te, 1* eccliffi, e le illuminazioni reciproche della 
Terra K e della Luna , lo avean condotto tant' 
oltre tanti anni prima del Fontenelle. Eppure 
non s' era ancora offervato in que' tempi l 5 anel- 
lo lucido, e concentrico alla Luna, che vi com- 
parifce intornò neli' eccliffi del Sole, e che vi 
manifefta un' ammosfera , più rara bensì delia 
noftra, ma però {ufficiente a piegare i raggj 
del Sole , ed a rifletterli in copia fenfibile per 
ogni parte. Il Galileo , come già s' era accorto 
che il Sole deve effere circondato da un' ammof- 
fera , così ancora coli' analogia , e col naturale 
buon fenib trovò da iupplire all'offervazionì , 
che gli mancavano intorno all' ammosfera Luna- 
re; mentre fcrivendo al Cardinal Leopoldo fog- 
giunfe come cofa particolarmente degna d' effere 
avvertita, ed intela: che la Luna fino ad una 
certa altezza vien circondata da un Etere addetta 
fato , e fufficiente a riflettere d' ogn' intorno i rag- 
gj del Sole fopra una parte della fuperficie lu- 
nare , a cui non arrivano direttamente : di più 
che la parte illuminata per rifleffione circonderà 
a guifa d y anello una ftriicia nella iuperlicie vici- 
na all' emisferio direttamente illuminato dal Sole: 
e finalmente che /' anello apporterebbe il lume ere- 
pufcolino nella Luna , e da noi fi forgerebbe , quan- 
do un altro lume molto maggiore non ce P offufcaffe. 
XLV. A tutti i già detti capi d' analogia % 
e dì fomiglianza tra la Terra, e la Luna con- 
trappofe poi nel Dialogo la differenza fi ngolare t 
che la Terra volgendoti intorno a fé medefima in 



DEL GALILEO. 5 g 

cìafcun giorno preferita fucceffivamente alla Lu- 
na tutte le parti della fua fuperficie -, laddove è 
Tempre lo fteffo emisferio della Luna, che illu- 
minato o tutto , o in parte ci lì fa veder dalla 
Terra. Il Galileo lafciò al Caffini l'onore d'ef- 
fere flato il primo a tirarne la confeguenza che 
la Luna, mentre fi rivolge intorno alla Terra, 
deve nello fteflb periodo rivolgerli anche intor- 
no al proprio centro. Bensì effendofi egli ferma- 
to ad efaminare più minutamente il fenomeno , 
è (lato il primo ad accorgerfi , che lo itefib emis* 
ferio della Luna non fi prefenta poi fempre tan- 
to elettamente al noftr' occhio che qualche vol- 
ta non vi fi veda qualche cofa di più , o di me- 
no ad oriente, oppure a fettentrione , e altrettan- 
to di meno , o di più ad occidente , oppure a 
mezzo giorno. Quello è il curiofo fenomeno del- 
la titubazione , ofiìa librazione della Luna. Il Ga- 
lileo lo ricavò dall' offervazioni delle due mac- 
chie, denominate del mare delle Crifi , e del Gri- 
maldi : le fteffe , che furono poi 1* oggetto di 
tant' altre offervazioni del Grimaldi , dell' Eve- 
lio , e del Bullialdo. E per quella parte di li- 
brazione (i), che fi fa dall' aullro a fettentrio- 



(i) Il tutto fi trova efpofto anche più precifamente 
nella lettera , che fcriflè all' Antonini a' 20 Febbraio 
1638, in cui leggiamo. La Luna alza ^ ed abbajja 
la faccia nel tramontare , e nel nafcere ; e con perìo- 
do meftruo la gira a finì/Ira , e a dejlra nel trapaf- 
Jan dal? uno aW altro Tropico ; e tal mutazione riceve 
qualche aumento nel ritrovar^ nel ventre del fuo !>* « 



6o ELOGIO 

ne , ne cornprefe egli la ragion fifica , eh* è Y in- 
clinazione del piano , in cui fi muove la Luna , 
al piano , in cui fi muove la Terra intorno al 
Sole. La librazione, che fi fa da levante a po- 
nente, è di una quantità affai maggiore , ed ha 
un periodo affatto differente da quello , che avreb- 
be fé, come fofpettò il Galileo, dipendeffe uni- 
camente dal moto diurno della Terra. Toccò ai 
Newton la forte, e la gloria d 5 arrivare a rilevar- 
ne il periodo, la quantità, e la cagione nelle 
difuguagiianze , che ha il moto della Luna in- 
torno alla Terra , e non già il moto della Luna 
intorno a fé ftefia. 

XLVL Dalle ofìervazioni agronomiche del- 
la Luna pafsò il Galileo a trattare nel fecondo 
Dialogo del moto diurno della terra -, e incomin- 
ciando da' primi affiomi filofofici che la naturai 
cpera fempre per le vie più brevi , e più fem- 
plici , fece fentire ad ognuno quanto fia più na- 
turale di riferire al moto medefimo della Terra 
le tanto varie apparenze della rivoluzione diur- 
na di tutti i corpi celefti. Mentre volendo rife- 

^ gone più che nel capo , 'e nella coda. Scòrger affi 'anco 
mutazione circa agli emisferj illuminati dal Sole. . . • 
e di tal mutazione potremo dire il periodo e (Ter annin. 
La librazione diurna non ci può elTer feniìbile. Quel- 
la , che ci è ienfibile da levante a ponente, ha uà 
periodo mcftruo , e , rigorofamenfe parlando, è pur 
meftruo il periodo della librazione , che fi fa da iet- 
tentrione a mezzogiorno , come apparifee dalla Pro- 
pof. lviii. del Lib. iv. dell' Àftronomìa Fifica , e 
Geometrica del Grcgori. 



DEL GALILEO. 61 

rir quelle apparenze a tutto il Ciclo, Infogne- 
rebbe iupporre nel moto diurno de' Pianeti una 
direzione contraria a quella del moto annuo ; e 
ne' Pianeti più lontani , e nelle Stelle da noi lon- 
tanissime bifognerebbe ammettere un' enorme ra- 
pidità ; e in tutte infieme le Stelle dall' Equa- 
tore a' Poli dovrebbe efière il moto eftremamen- 
te vario, e differente. Esaminati poi tutti i moti 
particolari , che vediamo all' intorno , e che da- 
gli Ariitotelici non fi fapevano combinar bene 
col moto generale della Terra , è chiaramente 
fpiegato in quel Dialogo che il volo degli uc- 
celli, i tiri d'artiglieria, tutto l'ordine delle cofe 
non può ricevere dallo ftefib moto alterazione al- 
cuna rifpetto a noi. Vi fono anche richiamati tut- 
ti i fenomeni terrefìri ad un folo univerfaie prin- 
cipio della Meccanica , che il moto comune a noi, 
e agli altri mobili , è come fé non fojfe : e il tutto 
vi è poi moftrato così fenfibilmente col fami- 
gliare efempio d* vina barca , che non vi può ri- 
manere alcun dubbio anche fenza meditare lui- 
la natura delle fenfazioni , e del moto. L 5 evi- 
denza di quel principio baftò per negare che un 
corpo abbandonato alla propria fua gravità dal- 
la cima deli' albero d' una nave in pieno corfo 
cader non debba , come volevano alcuni , al pie 
dell' albero fteffo. Ticone fi lafciò imporre da 
nna fuppoila eiperienza : Gaflendi diflìpò Y im- 
poftura col fatto : Galileo feppe anche prima 
ricavare dalle leggi del moto qual doveva effer 
1' dito d' un' efperienza di quello genere. 



62 ELOGIO 

XLVII. Il moto annuo della Terra, e V in- 
tero profpetto del fiftema di Copernico , viene 
fpiegato ampiamente nel terzo Dialogo , e corre- 
dato ancora colle nuove oftervazioni de 5 Satelli- 
ti di Giove , e delle fall di Venere, e di Mar- 
te. Sgombrato il Cielo dall' imbarazzo degli 
epicicli di Tolomeo, e ridotti i Pianeti ad un' 
intera , ed uniforme regolarità di moto , tutte le 
apparenze contrarie delle così dette dazioni , e 
retrogradazioni vi fi leggono elegantemente ri- 
fufe nella varia combinazione della velocità , e 
direzione del moto periodico, e de' Pianeti me- 
defimi , e della Terra. Vi è pure fpiegato colla 
maggiore femplicità, e come le difuguaglianze 
de' giorni, delle notti, e delle ftagioni naibano 
tutte dal mantenerfi 1' afie del moto diurno Tem- 
pre parallelo a fé fteffo in tutto il giro annuo 
della Terra intorno al Sole ; e come il diame- 
tro dell' orbita efiendo così piccolo relativamen- 
te alla diftanza delle Stelle , col parallelifmo dell' 
affé non ci fi renda fenfibile alcuna variazion 
periodica nel luogo apparente delle Stelle me- 
defirne. Il Galileo v' aggiunfe ancora un'impor- 
tante avvertenza mentre offervò che il paralle- 
lifmo deli' affé non abbifogna d' un moto parti- 
colare, come avea fuppofto il Copernico, e che 
naturali [[imamente , e fenza veruna caufa motrice con- 
viene a qualfivoglia corpo fofpefo , e librato. Ma poi, 
come quello che ne' Dialoghi s' era propolta prin- 
cipalmente la parte filolofica dell' argomento, la- 
fciò d'entrare nelle altre finezze aftronomiche r e 
nelle piccole variazioni del parallelifmo medeiì- 



DEL G ALILEO 63 

mo , che nafcono da un terzo moto della Ter- 
ra , e che cagionano le apparenze del moto len- 
tifiìmo delle Stelle fiffe rifpetto a' punti equinoziali, 
XLVITI. Neil* ultimo Dialogo fi ftudiò il 
Galileo di rifcontrare due altri indizj del moto 
della Terra ne* due generali fenomeni del flufib, 
e rifluifo del mare, e di quel vento generale, 
e collante , che fotto la zona torrida fpira veriò 
ponente. Parve eh' egli fi compiacefle partico- 
larmente della maniera ingegnofa, con cui erafi 
immaginato che il fluflb , e riflufib del mare po- 
teffe nafeere dalla combinazione del moto diur- 
no , ed annuo della Terra. Ne aveva incomin- 
ciato a fcrivere fino dal 1610, e nel 1616 ave- 
va fpiegata la fua ipotefi in un difeorfo indiriz- 
zato al Cardinale Orfini. Ma per conofeerne V in- 
fufli (lenza non aveva un gran cammino da fare. 
Badava che v* applicafle i fuoi principj medefi- 
mi : che niun moto relativo , e fenfibile non può 
mai rifultare da' moti comuni a tutte le parti 
d' un corpo mollo. Dell' altra ipotefi intorno alla 
cagione generale de' venti non parve che il Ga- 
lileo facefle poi egual cafo -, mentre più breve- 
mente , e come di paffaggio accennò che la no- 
ftra ammosfera per la fua fluidità, e fottigliez- 
za non potendo partecipare di tutto il moto , 
che ha la Terra da ponente a levante , e in par- 
te reftando indietro , dove il moto è più cele- 
re, poteva anche lafciar fentire l' impreflione d'u- 
na corrente aerea, che da levante fi dirigere fcni-» 
pre verfo ponente. La prima ipotefi è (lata di- 
menticata fubito che i Geometri fulla teoria del. 



64 ELOGIO 

le attrazioni hanno incominciato a calcolare V al- 
tezza , V ordine , e il tempo delle maree. L 5 al- 
tra ipotefi (i) fi è vifta nnafcere aggiorni noftri 
dalla penna d' uno de' più illuftri Mattematici , 
ed effere coronata col premio da una dell' Ac- 
cademie più celebri. E quella ipotefi colla fua 
naturale verofimìglianza poteva fomminiftrare al 
Galileo un rifcontro plaufibile del moto diurno 
della Terra, come i fenomeni dell' aberrazion 
della luce hanno poi fomminiftrato al Bradley 
una dimoftrazione completa , e rigorofa del mo- 
to annuo. 

IL. 

(i) Il paflb principale del Galileo fi è : che P aria y 
come corpo tenue , e flùido , e non Jaldamente congiunto 
alla Terra , pareva , che non aveffe neceffità d 9 obbe- 
dire al fuo moto , fé non in quanto V af prezza della 
f uperfìcie terrejìre ne rapi/ce , e /eco porta una parte 

a fé contigua Ma dove mancaffero le caufe 

del moto , cioè dove la fuperficie del globo ave (fé grandi 
fpazj piani , e meno vi foffe della mìftione de* vapori 
terreni, quivi cederebbe in parte la caufa r per la 
quale P aria ambiente doveffe totalmente obbedire al 
rapimento della converfion terreflre \ ficckè in tali luo- 
ghi , mentre la Terra fi volge verfo oriente , fi do- 
vrebbe feniir continuamente un vento , che ci ferìjfe , 
fpìrando da levante verfo ponente &c. Il Sig. Da- 
niello Bcrnoulli nella di flert azione fulla natura , e 
fulle cagioni delle correnti , che nel 1751 ottenne 
il premio dall' Accademia delle Scienze di Parigi , 
foftanzialmente convenne, che il vento generale de' 
Tropici nafee da che Patmofphere ne fcauroit fuivre 
avec une liberté elidere le mouvemerit journalìcr de la 
terre. 



DEL GALILEO. 65 

IL. Quantunque però in tutta la ferie de 5 
Dialoghi il difcorfo di Salviati pofla parere qual- 
che volta mancante , e il più delle volte vitto- 
riofo , e quantunque le difficoltà di Simplicio 
fiano Tempre fciolte in maniera da non doverli 
mai più ripetere -, ciò non ottante né V uno , né 
P altro non va mai oltre la femplice efpofizione 
delle proprie ragioni : Sagredo intreccia fempre 
opportunamente la difputa fenza deciderla : e 
dappertutto vi fi mantiene la forma indetermi- 
nata, e accademica del Dialogo. Vi fece anche 
precedere il Galileo una generale dichiarazione 
di rifpettare P antecedenti proibizioni , e d* ave- 
re fcritto unicamente per far vedere agli Oltra- 
montani , che, quantunque non fi foltenefle in 
Italia il moto della Terra , vi s* era però flu- 
diato, e meditato profondamente tutto ciò che 
potevafi mai produrre per le opinioni o di Co- 
pernico, o di Tolomeo. Anzi quando fi lafciò 
indur da fuoi amici alla pubblicazione de' Dia- 
loghi, li prefentò egli medefimo in Roma alla 
fuprema autorità , e vi levò , aggiunfe , correfle 
quant* ivi credeva!! neceflario per le folite facol- 
tà della (lampa. Poi efiendogli convenuto di tras- 
portare la {lampa a Firenze nel 1632, ottenne 
anche ivi tutte P approvazioni, e dedicò. P opera 
al Gran Duca Ferdinando Secondo , accennando 
varie ragioni, per cui effa meritava da lui una 
protezione particolare. Tutto ciò doveva alme- 
no badare per metterla al coperto da* fuoi ne- 
mici. Le loro arti, le dicerìe pubblicamente fpar- 
fe per Roma , i fofpetti , e i timori portati in- 

E 



66 ELOGIO 

fino al Soglio, una ferie di avvcrfe combinazio- 
ni fecero pullular da que' dialoghi i più ftrava- 
ganti aneddoti della Storia Letteraria. 

L. Si credette per Roma , che Y opinione 
del moto della Terra fofle pericolofa alla Reli- 
gione. Il Galileo vi fu chiamato in giudizio co- 
me reo d* aver contravvenuto agli ordini antece- 
denti in una materia pericolofa , e gravifiìma. Il 
fuo Principe naturale finalmente acconfentì che 
v' andaffe , come fé , o non avefie modo di ca- 
ligare un colpevole ne'fuoi Stati, o non fo0c 
un dovere del Principato dì proteggervi un in- 
nocente. Un vecchio fettuagenario , pieno di do- 
lori artitrici , ed abitualmente indifpofto fu co- 
rretto a portarfi a Roma : v* ebbe per due me fi 
il fequeftro nella Cafa dell' Ambafciador di To- 
fcana : e poi per più di due fettimane fu tenu- 
to rinchiufo nell' Inquifizione. Le raccomanda- 
zioni più fervide del Gran Duca , ed i maneg- 
gj continui dell 3 Ambafciadore gli ottennero ve- 
ramente tutte le agevolezze , che fi poteano fpe- 
rare in que' luoghi d'orrore, e di tenebre. Ma 
nella final fentenza (i) fi paffaron poi tutti i 

(i) In una lettera fcritta nel 1636 a Fulgenzio Mi- 
canzio accenna il Galileo d* onde fi* veramente in- 
cominciata la Tua perfecuzione , dicendo : di Roma 
jntendo che /' Eminentiffimo Signor Cardinal Antonio 9 
e /' Ambafciador di Francia han parlato a Sua Santità 
cercando di /incerarla , come io non ho avuto penfero 
di fare opera s) iniqua di vilipender la perjcna jua , 
cerne gli federati miei nimici le avevano ptrjuajo , che 
fu il primo motore di tutti i miei travaglj. \ / eh 



DEL GALILEO. 67 

limiti della moderazione, e del buon fenfo. Do- 
po un arredo d' altri cinquanta giorni nella ftef- 
fa Cala di prima , dopo d' efiere ftato richiama- 
to di nuovo all' Inquifizione, e meffo nella ne- 
ceffità di rinunziare a tutte le fue proprie dife- 
fé, fu obbligato ad abjurare , maledire , e dete- 
fiare il moto della Terra , di cui era intimamene 

E 2 

finalmente a quejìa mia difcolpa rifpofe : lo crediamo , 
lo crediamo. Le altre circoftanze di quefV affare fi 
rilevano dalle lettere inferite nel fecondo tomo della 
Raccolta del Chiariflimo Monfig. Fabroni. Il Galileo 
arrivò a Roma a' 23 Febbrajo del 1633. Gli fu detto 
di (tare in Cafa dell' Ambafciadore , e di non ricever 
quafi perfona alcuna. Avanti la metà d' Aprile fu 
chiamato a coftituirfi alP Inquifizione. Gli furono 
afTegnate per carcere le ftanze del Fifcale di quel 
Tribunale , colla libertà d' andare fin nel cortile. 
Fu rimandato a Cafa il giorno 30 , colla permif- 
fione d' ufeir qualche volta a prender aria ne' giar- 
dini in carrozza mezza ferrata. Dopo 50 altri 
giorni fu richiamato all' Inquifizione , dove fi trat- 
tenne la notte, e il giorno 22 Giugno gli fu fat- 
ta fare Tabjura del moto della Terra, e fu con- 
dannato ad formalem carcerem , e a recitare per tre 
anni una volta la fettimana i fette Salmi Peniten- 
ziali. Nella fentenza fi dice di più : Cum vero 
nobis videretur non ejje a te integram veritatem pro- 
nunciai l am circa tuam intentionem ; judicavimus neceffe 
ejje venire ad rigorofum examen tui. Quefte parole 
apprettò qualunque Tribunale fignificherebbero efa- 
me colla tortura, che però non gli fu data, co- 
me raccoglieft dal contefto delle lettere citate. Il 
Gran-Duca Ferdinando Secondo aveva allora 22 
anni. 



68 ELOGIO 

te perfuafo: fi vide proibiti i Dialoghi, pena 
che doveva riufcire indifferente alla iuperiorità 
del fuo fpirito : e poi fi lenti condannato inde- 
terminatamente ad una carcere formale , pena che 
doveva riufcirgli inaspettata, e graviffima, quan- 
tunque gii fofle fubito mutata in una continua- 
zione del primo arrefto , e in feguito in una fem- 
plice rilegazione nel Palazzo dell' Arcivefcovo di 
Siena , e finalmente nelle fue ville di Bellofguar- 
do , e d 5 Arcetri. Vi fu ancora di più. Negli at- 
ti di quel giudizio s'ufaron col Galileo l'eSpref- 
fioni medefirne, che in tutti i Tribunali s' ado- 
prano folamente cogli uomini facinorofi , e So- 
lamente nel cafo di quelle atrocità , alla cui Sem- 
plice immaginazione inorridirono* e fremono P a- 
nime virtuofe , e fenfibili. 

LI. L' inventore del Cannocchiale ributtato 
allora da tutta l* Aftronomia fi rivolfe interamen- 
te agli ftudj della Meccanica , che avea fempre 
trovati tranquilli , e liberi , e che non erano me- 
no proporzionati air eftenfione , e Iuperiorità del 
fuo genio. E certamente non vi voleva minore 
fagacità per feguitare la natura nell' ordine ge- 
nerale , e neir economia de' fuoi moti. Ne le Sco- 
perte Meccaniche potevano effere conteftate da 
alcuno. I primi femi erano già itati gettati in 
Pifa , coltivati , e crefeiuti in Padova , e poi 
iparfi da Firenze , e divulgati per ogni parte di 
qua, e di là da' monti. Il Trattato fulla Mec- 
canica, quantunque non fia ufeito alla luce che 
nel 1634, e il Dialogo fulle due nuove Scienze 
attenenti alla Meccanica, e a' movimenti locali ? 



DEL GALILEO. 69 

quantunque pubblicato (blamente quatti*' anni do- 
po , circolavano' però -molto prima per le mani 
di tutti , e fìiTavano V attenzione de' viaggiatori. 
N-ir opinione de' pofteri non avrà mai nulla il 
Galileo da dividere , ne col Balliani , che ap- 
punto l'anno 1638 pubblicò in Genova con ter- 
mini poco diverfi l' offervazione de* pendoli, eia 
legge degli fpazj percorfi nella caduta de 5 corpi 
gravi; ne col Cartefio , che dopo d' avere an- 
nunziato quelle due (coperte come fue proprie, 
proteftava al Merienno di non averne alcuna ob- 
bligazione al Galileo, anzi di non avere ritro- 
vato mai nulla ne' di lui fcritti, che lo movef- 
fe ad invidia. E ciò appunto eh' elfo foggiun- 
geva di cenfurarvi , e di riprendervi maggior- 
mente , T efame degli effetti , e non delle cagio- 
ni, fervirà fempre per Farne il maggior elogio 
appretìo i poderi -, mentre efiendofi limitato il 
Galileo alla confìderazione de' femplici effetti, e 
avendo cercato di riconofcerli colle fperienze , e 
colla luce della Geometria , ci feppe teffere co- 
me la Storia della Natura : laddove il Cartefio 
avendo trascurato d' applicare la Geometria alla 
Fifica , come aveva applicata V Algebra alla Geo- 
metria , ed effendofi divagato in varie fpecula- 
zioni fulle cagioni prime, e finali , con frammif- 
chiare la Metafifica allo ftudio della Natura ftef- 
fa, non ce ne feppe far che un Romanzo. 

LII. Nel Trattato fulla Meccanica tutte le 
teorie delle macchine fono ridotte a quel folo, 
e fondamentale principio , per cui fi fuole voU 
gannente citare la Lezione duodecima del De- 



yo ELOGIO 

faguliers : che nelle macchine non s' accrefce 
propriamente la forza , ma s' impiega unicamen- 
te a operare per maggior tempo : che poten- 
do noi difporre del tempo , ed eflendo le forze 
determinate , e limitate dalla natura , con ap- 
plicarle alle macchine non facciam' altro , che 
replicarne fucceflìvamente le azioni : che data 
la forza neceflaria per alzare liberamente un dato 
pefo ad una altezza data in un date tempo , non 
v* è alcuna macchina poffibile per ottenere che 
s' alzi un maggior pelo , o che lo fteffo pefo 
s'alzi a maggior altezza , fé non tenendo im- 
piegata la forza per maggior tempo. Tutte que- 
lle fono confeguenze immediate del primo, e 
generale principio , che data la quantità , e la 
velocità della forza motrice, e data inoltre la 
quantità di materia da moverfi , o follevarfi , 
la di lei refiftenza fi diminuifce nella propor- 
zione ifteffa , che fcema la diftanza dal centro 
del moto, a cui s'applica, e però ancora la 
velocità , con cui fi fa muovere. E merita d' ef- 
fere particolarmente accennata la maniera inge- 
gnofa , con cui , non effendofi allora fervito il 
Galileo del metodo di rifolvere , e comporre 
infieme le forze , feppe ridurre a quel principio 
generale la teoria della vite : mentre riduffe la 
vite al piano inclinato , il piano inclinato alla 
taglia , e la taglia al femplice vette. 

LUI. Era quella una femplice , e giudiziofa 
applicazione delle dottrine d'Archimede, che due 
peli attaccati infime con una verga inflefiibile, 
e mobile intorno a un punto dato, s'equili- 



DEL GALILEO. 71 

brano tra di loro quando le loro diftanze dal 
detto punto fiano reciprocamente proporzionali 
alla quantità di materia. Ma qui appunto, dove 
avea terminato Archimede le fue ricerche Mec- 
caniche , le riaflunfe il Galileo , e incominciò 
le fue proprie. Dopo che in diciotto fecoli non 
s'era fatto neppure un paflb di piti in quella 
carriera > comparvero al pubblico i Dialoghi 
filile due nuove fcienze della Meccanica , e de* 
muovimenti locali : e nel fecondo Dialogo fi 
vide applicato il principio della leva alla teoria 
della refiftenza, che prefentano ì corpi duri 
nel volerli fpezzare, o dividere in qualunque 
modo. I teoremi delle for2e> che fi ricercano 
per la divisone de' prifmi > e de* cilindri inte- 
ramente folidi, oppure vuoti al di dentro, fono 
poi (tati generalizzati dal Viviani , e dal Gran- 
di , e applicati alle fezionì di qualfivoglia al- 
tro corpo. Anzi neir età noftra diverfi Autori 
fono andati tant* oltre , che ci hanno calcolato 
la confidenza de' differenti ordini d* Architet- 
tura , la fpinta di tutte le volte , cupole , o cu- 
polini , e il contratto di tutti gli appoggi , o 
pie diritti. Ma il Galileo non ha mancato nell* 
applicazione de' fuoi principj ; mentre avendo 
infegnato come con una curva parabolica fi pof- 
fa levar da un prifma una tal porzione 5 che in 
vece vi avanzi un folido egualmente refiftente 
in tutte le lue fezioni, fece avvertire che con 
diminuzione di pefo di più d* un trentatre per 
cento fi poffono fare i travamenti fenza di- 
minuir punto la lor gagliardìa : il che ne* n«r 

E 4 



72 ELOGIO 

viglj grandi , e particolarmente per reggere le 
coverte può effer d' un util non piccolo. 

LIV. Si difFufe effo ancora in diverfe con- 
feguenze fifiche. E in primo luogo fece offerva- 
re che in tutti i corpi limili effendo le mafie, 
e i peli proporzionali a' cubi de' lati omolo- 
ghi , e le refiftenze effendo come le fezioni li- 
mili da dividerfi , e però come i quadrati de' 
lati medefimi , crefeono in una progreffione più 
rapida i pefi , che le refiftenze. Ciò pofto vi 
dev' efiere un limite di grandezza , oltre il qua- 
le un corpo verrebbe a romperli dal proprio 
pefo. E quella è la ragione, per cui, riunen- 
do fpeffe volte affai bene i piccoli modelli, non 
riefeono poi le fperienze fatte colle macchine 
più in grande. Anzi di qui nafee che la natura 
non ci può dare ne animali , ne vegetabili eftre- 
mamente grandi : che gli animali più grofli fo- 
no deftinati a vivere in un fluido, che toglie 
loro una parte del proprio pefo: e che i pic- 
coli infetti reggono a cadute affai maggiori pro- 
porzionatamente di quelle , a cui può reggere 
un uomo. Anche dall' altro principio del Ga- 
lileo , che i cilindri vuoti al di dentro fiano 
proporzionatamente più refiftenti di quelli , che 
fono pieni, fi potrebbe ricavare che la natura 
abbia infieme provvido alla leggerezza, ed alla 
folidità facendo vuoti gli ofii degli animali , le 
penne degli uccelli , e i rami di molti alberi : 
Chi mai fi farebbe immaginato che la Geome- 
tria poteffe influir tanto fopra una parte della 
Fifica, che fembra efierne sì lontana? 



DEL GALILEO, 73 

LV. Ma quanto felicemente è riufcito il 
Galileo nella teoria Geometrica delle refiftenze , 
e nelle confeguenze fiiiche , che ne ha faputo de- 
durre nel fecondo Dialogo della Meccanica ; al- 
trettanto gli fono mancate 1' idee metafisiche ; 
che vi ha voluto premetter nel primo, intorno 
alla coefione de' piccoli filamenti , che formano 
r intima teffitura di tutti i corpi» Parea vera- 
mente che ancora in quella materia aveffe fatto 
aliai prima alcuni paffi verfo la verità. Poiché 
nel Difcorfo intorno alle cofe, che danno fu li* 
acqua , avea parlato d' una certa virtù calamiti- 
ca , la quale con falda copula congiugne tutti i cor- 
fi che fenza interpofizione di fluidi cedenti fi tocca- 
no. Per poco, che fi fotte avanzato, avrebbe 
vifto come in lontananza l'univerfale attrazione 
del Newton. Ma nel primo Dialogo , ufeendo af- 
fatto di ftrada > fi lafciò cader dalla penna i ter- 
mini barbari : ripugnanza del vacuo : orrore della 
natura nel dover ammettere , febben per breve mo- 
mento di tempo , lo fpazio vuoto. E quella forfè è 
la fola volta in cui comparve il Galileo ne' fuoi 
voli come arredato da' laccj de* pregiudizj feo- 
lattici. Veramente anche in queft' occafione par- 
ve che per un certo favorevol dettino gli riu- 
feifie di fvelìere alcuno de' pregiudizj medefimi; 
Mentre avendo offervato che in tutte le trombe 
afpiranti di qualunque grandezza non fi può far 
ialir -l'acqua più di diciotto braccia, e che ol- 
tre quel termine fi (lacca liberamente la parte fu* 
periore dello ftantuffo dalla fuperficie fuperiore 
dell'acqua già follevata, ne inferì chs la refi- 



74 ELOGIO 

Jtenza dipendente dal vacuo non era indetermina- 
ta , come fupponevano i Peripatetici , e che an- 
zi fopra una data bafe era uguale al pefo d'un 
prifma, o cilindro d'acqua di diciotto braccia 
d' altezza. Ma poi s' abbandonò egli ad alcune 
immaginazioni, che moltiplicando quelle forze, 
ed ammettendo un numero grandiffimo di pic- 
coli vuoti , fi potefìe render ragione di tutta la 
coefione de' corpi ancor più duri* 

LVI. Quefta, e differenti altre idee i che fi 
trovano fpariè nel primo Dialogo, comunque 
tutte incomplete, avevano il merito degli ec- 
citamenti dati a rettificarle , fvilupparle, ed sten- 
derle* Erano come le piccole fcintille, che ba- 
dano qualche volta per eccitare in un trattò 
vaftifiìmo, e fuoco, e luce* Mentre dopo che 
s' erano efpofte alla confiderazion de* Filofofi le 
iperienze ordinarie delle trombe , il Torricelli ri- 
trovò la maniera di ridurle a un fenomeno piùt 
Semplice, e foftituendo ali* acqua il mercurio ci 
prefentò nel barometro la miiura del pelo deli* 
aria , e di tutte le fue variazioni* E dopo che il 
Galileo con due differenti metodi non era arri- 
vato a trovare tra le denfità dell* aria , e dell' 
acqua una proporzione minore di i a 400 , 
moltiplicati per ogni parte gli efperimenti , e in- 
ventata a Maddeburgo la machina Pneumatica 
s* arrivò alla proporzione di 1 a 850* Così 
pure in quel Dialogo, paflando il Galileo a va- 
rie confiderazioni Geometriche , avea cavato dall' 
opere del Cardinal di Cuia la detenzione di quel- 
la curva, che chiamafi cicloidale, e dall'opere 



DFL GALILEO. 75 

del Keplero avea cavato P idee delle quantità in- 
finitamente piccole , o , come fi chiamavano al- 
lora, indivifibili. Aveva anche fatt* ufo di quel- 
le idee nel ricercare la proporzion della mezza 
sfera, e del cilindro : e per poco che feguitate 
le aveffe , come fcriveva cP avere in animo , fa- 
rebbe riufciuto nel mifurare lo fpazio comprefo 
dalla cicloide, problema da lui tentato diverfc 
volte , e in cui mancandogli la Geometria erafi 
ridotto al meccanifmo di pelare una cicloide di 
cartone. Il Cavalieri (1) colP invenzione di tutto 
il metodo degP indivifibili ci aprì nelle cofe Geo- 
metriche una nuova , e valtiilìma carriera : e il 
Torricelli (z) feguendo Porrne del Cavalieri fu 



(1) Dalle lettere del Galileo , e del Cavalieri fi ricava 
che il Galileo avea veramente in idea di comporre 
un trattato (opra gF indivifibili , ma che non V a- 
veva ancora incominciato mentre il Cavalieri era 
al termine del trattato fuo proprio. Così nella let- 
tera de' 21 Marzo del 1626 fcriveva il Cavalieri : 
quanto all' opera degV indivifibili avrei molto caro , che 
fi applicaffe quanto prima , accio potejjì dare spedizione 
alla mia, quale frattanto andero limando &c. L'opera 
del Cavalieri fi pubblicò tre anni dopo. Tutti lo 
hanno riconpfeiuto per inventore del metodo degl* 
indivifibili , e tra gli altri il Torricelli fcrilTe che 
il metodo fteifo efl via vere regia , quarn primm 
omnium aperuit , isf ad publicum bonum complanavit 
mirabìlium inventorum machinator Cavalerius. 

(2) Evangelifta Torricelli nacque vicino a Faenza a* 
15 Ottobre dei 1608. Apprefe le Matematiche in 
Roma dal P, Cattali, che lo propofe al Galileo, 



7 6 ELOGIO 

il primo a dimoftrare che la cicloide è tre voU 
te maggior del circolo genitore. 

LVII. E come il Galileo non avea beri co- 
nofciuto nel primo Dialogo ne la preffione, né 
il pefo dell' aria > così non pirve che fi foffe for- 
mata una giufta idea neppure dell' elafticità : di 
quella forza cioè , con cui le particelle compref- 
fc negP inferiori ftrati dell' ammosfera tendono a 
fpanderfi egualmente per ogni parte, e s'equi- 
librano tra di loro , e rifentendo il tremore di 
qualche corpo fi vibrano anch' effe condenfan- 
dofi, e dilatandofi, e così propagando lo fteffo 
moto di vibrazione all' altre particelle contigue 
fenza che alcuna di effe fi allontani fenfibilmen- 
te dal proprio luogo. Egli dopo d y avere confi- 
dente generalmente le vibrazioni de' pendoli , 
pafsò in quel luogo a confiderare ancora le vi- 
brazioni delle corde fonore, e la maniera, eoa 



e gli ottenne dì reftare con lui negli ultimi tre 
mefi , che ha vivuto. Nel 1644 immaginò la fa- 
onofa fperienza del Barometro , che fu efeguita poi 
dal Viviani. Neil* anno Iteffo pubblicò nelle fue 
opere un* ingegnofa applicazione del metodo deg;l* 
indivifibili alla quadratura della cicloide, e alla 
mifura del folido iperbolico. Ci prenunzio ancora 
d* avere un metodo generale per tirar le tangenti , 
trovare i centri di pravità , mifurare le aree di 
molte curve , e i folidi di rivoluzione. QuelV era 
l'Italiano, che più d'ogni altro avrebbe conti* 
nuata la ferie delle invenzioni del Galileo , e del 
Cavalieri , fé una immatura morte non f aveffe ra- 
pito nell' età di 39 anni. 



DEL GALILEO. jy 

cui le corde tefe all' uniibno fi fanno rifuonar 
tutte con toccarne una fola. E com'era inten- 
dentiffimo della Mufica , maggiormente internane 
dofi nell* argomento , propolè V efperienza de* 
fuoni , che li poifono eccitare fregando il poL- 
paftrello del dito full 5 orlo de 5 bicchieri ripieni 
d'acqua: efperienza delicata , e curiofa , da cui 
il celebre Franklin ha faputo cavare a' giorni 
noftri una nuova fpecie di cimbalo. Ma poi in- 
gannato dall' offervazicne de 9 varj increfpamenti, 
che, fonando i bicchieri, apparivano nella fu- 
perfide dell' acqua, s* immaginò che il tremo- 
re dei corpo fonoro poteffe eccitare, come nell* 
acqua, così ancora nell'aria una fpecie d' on- 
deggiamento. 

LVÌII. Quantunque però non fi fofle così 
formata una giufta idea della propagazione del 
fuono, quella, ed altre confimili efperienze in- 
torno al libilo , che può eccitarfi rafchiando con 
uno fcalpello di ferro tagliente una piaftra d'ot- 
tone, gli diedero luogo a conofcer la differente 
natura de* tuoni acuti , e gravi. E Affato il prin- 
cipio generale che i tuoni acuti fi diftinguon' 
da' gravi per la maggiore celerità delle vibra- 
zioni , fpiegò egli le tre maniere , con cui fi può 
render più acuto il fuon d' una corda , o fal- 
ciandola, o tendendola di più, o pure affotti- 
giiandola. N' efpofe ancora le regole più preci- 
fe : in primo luogo che nelle corde omogenee , 
groffe,.e tefe egualmente, V acutezza del fuono 
creice nella proporzione medefima , che fcema la 
loro lunghezza : in fecondo luogo che nelle cor- 



78 ELOGIO 

de omogenee, ed egualmente grotte, e lunghe 
V acutezza del fuono crefee nella femplice prò- 
porzione delle tenfioni , o anche in quella , che 
chiamafi fudduplicata de 5 pefi tendenti : e final- 
mente che 1* acutezza del Tuono è nella propor- 
zione inverfa della groflezza delle corde omoge- 
nee, e lunghe e tefe egualmente. Anzi internan- 
doli anche di più nell'organo dell'udito, ed 
analizando il piacere, che ci rifulta dalie confo- 
nanze , feppe trovarne la ragion filica nella com- 
menfurabilità de* tempi delle vibrazioni , e nell* 
ordine , con cui ritornano , e coincidono dopo un 
dato tempo le percofle ftefle del timpano. E co- 
sì fi può dire che tra varie inavvertenze, e ine- 
fattezze meccaniche fi fiano gettati nel primo 
Dialogo i fondamenti di tutta i'Acuftica. 

LIX. Il Dialogo terzo, e quarto formano 
il capo d' opera del Galileo : le leggi allora nuo- 
ve del moto equabile , e del moto accelerato , 
de' corpi gravi, che cadon liberamente, o in 
qualche piano inclinato, e de' corpi, che fon get- 
tati con qualfivoglia forza, e direzione. Adefib 
tutte quelle teorie fi riducono a nove , o dieci 
paragrafi dell* introduzione d' un opera , come 
fuccede ne' gran viali , che fi corrono in pochi 
minuti , dopo che coli' arte di molti anni fi fo- 
no fuperati gli oftacoli frappofti dalla natura. 
Ma per valutarne il merito più giuftamente bi- 
fogna trafportarci coli' immaginazione in que' 
tempi , ne* quali da tutto inlieme il popolo de* 
Filofofi non fi fapeva definire il moto, quando 
gli uomini , che godevano d' una maggiore ri- 



DEL GALILEO 79 

putazione d' ingegno , il Cardano , e il Tarta- 
glia , dopo d' avere itudiato fui moto de 1 prò- 
jetti , credevano che da effi fi deferiveffe una li- 
nea a principio retta, e in feguito circolare. E 
poi le leggi della gravità , che fi varia in di- 
verfe diftanze dal centro, non fi farebbero mai 
calcolate , fé non fi foffe incominciato dalle leg- 
gi della gravità collante , ed uniforme : ne fi fa- 
rebbe faputo che un corpo impiegherebbe real- 
mente il tempo di 4 giorni, 19 ore, e minuti 
55 ~ a cadere direttamente dall' orbita della Lu- 
na alla Terra, fé prima non ci avelie inoltrato 
il Galileo che ballerebbero 3 ore, e 22 minuti 
nella iuppofizione che la gravità foffe fempre la 
ìleffa , e nell* orbita della Luna , e nella fu per- 
fide della Terra, e in tutti i luoghi intermedj , 
né diminuiffe di forza, e d'energia nella propor- 
zione fteffa, in cui crefeono i quadrati delle di- 
ftanze, 

LX. Supponendo che in tutte le particelle 
de' corpi foffe fempre eguale la forza , e V azion 
( della gravità , bisognava ancora fupporre che 
nella caduta libera d* un corpo fé gli aggiugnef- 
fcro fempre in egual tempo eguali gradi di ve- 
locità , o , per ufare le frafi del Galileo , che il 
corpo fi àndaffe velocitando fecondo la proporzione , 
the crefee il tempo dal primo ifiante del moto. On- 
de volendo egli paffare da tutte le analogie del 
moto equabile alle leggi del moto accelerato, 
incominciò dalla Iteffa fuppofizione , come da 
quella , che in tutti i fuoi rifultati pienamente 
s 5 accorda colle fperienze , e che in fé medefima è 



8o ELOGIO 

più conforme alla femplicità, e facilità, che forma* 
il carattere principale dell' altre operazioni della 
Natura. Così il metodo del Galileo non poteva in 
quella parte dar prefa all' eccezioni , che vi han- 
no fatto alcuni rinomati fcrittori dell' età noftra. 
Poteva bensì parere inefatto , e mancante il me- 
todo, con cui dalla caduta libera fece paifag- 
gio alla confiderazione de' corpi , che cadono 
fopra qualunque piano inclinato. Poiché nella 
prima edizione de' fuoi Dialoghi avea premefla 
un' altra ipotefi , come un affiorila evidentemen- 
te certo , che un corpo fcendendo da un punto 
dato ad una data linea orizontalc , per qualfivo- 
glia piano inclinato , vi arriva Tempre colla me- 
defima velocità. Il Viviani fu il primo a fargli 
fentire che quel principio avea bifogno di qual- 
che dimoftrazione ; e il Galileo già cieco la tro- 
vò fubito, e la fece diftendere al Viviani nella 
maniera, che fi rifcontra nell'altre edizioni po- 
fteriori. 

LXI. Ma già da molto tempo s' era egli 
famigliarizzato il principio dell' eguale velocità , 
che veramente s' acquifta fcendendo da altezze 
eguali per una retta qualunque obliqua, o ver- 
ticale; e fino dal 1630, feri vendo fopra il Fiu- 
me Bifenzio, lo aveva ampiamente applicato al- 
le acque correnti , rifolvendolo in un altro Teo- 
rema : che le velocità rimangono le medefime in 
due canali di differente lunghezza, e tortuofi- 
tà , quand' abbiano folamente la medefima altez- 
za , cioè quando reftino ftabiliti tra' medefimi ter- 
mini. Si fondò fu quello Teorema nel rilevare 

l' inìuffi^ 



DEL GALILEO, 81 

V infufiìftenza de 5 vantaggj , che alcune volte va- 
namente fi propongono alcuni nel raddrizzamen- 
to degli alvei de* Fiumi : e poiché trattavafi al- 
lora di raddrizzare diverfe tortuofità del Bifen- 
zio, e di portarlo a sboccare in Arno per una 
linea più breve , convenne il Galileo , che fi po- 
tette levare qualche tortuofità che folle oltremodo 
cruda , come poi fu fatto efeguir dal Viviani , e 
nei redo fi limitò a proporre d' allargar F alveo , 
fgombrare il fondo , e rinforzar gli argini. Ed è 
tanto lontano che in tutte quefte confiderazioni 
noìi abbia egli tenuto conto delle refiftenze , co- 
di* è ltato rilevato da alcuni, che anzi vi ha 
foggiunto, e dimoftrato il Teorema fondamen- 
tale , e bellifiimo : che la refiftenza delle ripe , e 
il ritardo del corfo riufcirebbe impercettible quan- 
do levati gli angoli rettilinei il fiume andajfe fer~ 
peggiando , e le fior te fu/fero in arco. 

LXII. E" bensì vero che in molti cafi par- 
ticolari , mafiìmamente quando i Fiumi non cor- 
rano in ghiaje , e materie grofie , coli' abbrevia- 
zione dei corfo , e coli' accrefcimento della pen- 
denza ragguagliata del fondo , fi può ottenere 

V efcavazióne del tronco fuperiore , F abbattameli - 
to delF altezza delle piene, e la maggior ficu- 
rezza degli argini , e delle campagne adjacenti. 
Ma le teorie generali del Galileo non fono pe- 
rò men vere : né è meno importante F epoca d' a- 
vere applicato la Geometria alla Fifica , e d' a- 
vere incominciato a fcuotere F ignoranza degli 
antichi Ingegneri , con moftrar loro la necefiità 
d' eifer Geometri. Gli altri principj del Difcorfo 

F 



Sz ELOGIO 

fopraccitato , che V acque poffono aver corfo an- 
che (òpra d' un fondo crizontale ; che la quan- 
tità d' acqua non deve miiurarfi folo dall' am- 
piezza delle fezioni , ma ancora dalla velocità ; 
che la velocità non dipende tanto dalla penden- 
za del fondo, quanto dall' altezza del corpo d 5 ac- 
qua; che la pendenza totale fi deve diftribuire 
in un Fiume con una certa degradazione &c, 
fono i principj medefimi , che nell' opere del Ca- 
ftelli , del Guglielmini , e d' altri Autori Italia- 
ni hanno fervito di bafe all' intera feienza dell* 
Acque. Negli avanzamenti dell' altre Scienze 
hanno avuto tanta parte la Francia, e la Ger- 
mania , e fopra tutto la felice Inghilterra , dove 
parve che l' ingegno del Newton fopravanzaf- 
fe tanto la condizion degli altri uomini. L* Ar- 
chitettura dell' Acque può riguardarfi come in- 
teramente Italiana. Qui è dove s' è ridotto in 
precetti tutto ciò che rifguarda i Fiumi , i Tor- 
renti , i Canali navigabili , la condotta , e la di- 
visione dell'acque, e chiare, e torbide, le pen- 
denze, le direzioni, le variazioni degli alvei, 
in fomma tutta l' Idrometria : precetti , che han- 
no già fervito di norma a tante opere grandi , 
e che dovranno pure fervir per l'altre, che s'a- 
veflero in feguito da intraprendere, 

LXIII. Ma per ritornare al terzo Dialogo, 
fé non ha più adeflb il merito, che allora avea, 
della novità, farà fempre guftata da' Geometri 
la maniera elegante , e precifa , con cui vi fono 
fpiegate tutte le leggi de' corpi gravi , che ca- 
dono fopra qualunque piano inclinato : e meri- 



DEL GALILEO. 83 

tano anche addio 1* attenzion de 5 Geometri prin- 
cipalmente que* due Problemi , in cui li deter- 
mina V inclinazione da darfi a un piano ^ perchè 
un corpo pofTa difcendervi in minor tempo, o 
da un punto dato ad una data linea orizontale, 
o da una linea orizontale a un punto dato. Ne 
meno è ingegnofo il paffaggio da' piani inclinati 
agli archi circolari , e il teorema , in cui fi di- 
moftra ., che congiungendo infieme due punti 
d'un arco circolare con una, o più linee rette, 
tutte terminate allo fteflb arco , un corpo dis- 
cende fempre più predo pe* lati di que'poligo- 
ni , che più s' accodano al circolo. Egli è vero 
the il Galileo non fi efpreffe efattamente in un 
luogo, quando volle tirarne la confeguenza, che 
la più breve di f ce fa da un punto dato ad un altro 
fi facejfe per un arco circolare. Ma la confeguen- 
za immediata di quel teorema, che la linea ret- 
ta , quantunque più breve , non è però quella^ 
che fi pofia trafcorrer da un corpo in minor tem- 
po , era forfè il più bel volo Geometrico , che 
allora fi fofle fatto. Sul fine del medefimo fe- 
colo da' termini di quel primo volo fé ne fpic- 
cò un altro ancor più grande , e fi ritrovò la cur- 
va, per cui un corpo difcende ancora più prer 
(lo, che per la porzione d'un circolo, o per 
qualunque altra curva tirata tra due punti af- 
fegnati : e quella curva è appunto la (tefla ci- 
cloide, intorno a cui avea già fatto il Galileo 
delle altre ricerche Iterili, ed infruttuofe. 

LXIV. In tutti gli accrefcimenti , che ha 
ricevuto per quefta parte la Geometria, e la 

Fz 



84 E L O G T O 

Meccanica, non fé gli può attribuire che una 
rimota influenza , e il femplice merito d' efière 
entrato il primo nella carriera , e d* avere ecci- 
tato in altri la voglia di correr più avanti. Tut- 
to ciò che rilguarda la teoria de* moti obliqui ^ 
e delle forze, che agifcono per diverfe direzio- 
ni , fi deve immediatamente al Galileo. Il prin- 
cipio , che chiamali della compofizione , e della 
riioluzion delle forze conofeiuto eonfufamente 
dagli Antichi , era già baftantemente dedotto dal. 
la confiderazione de' piani inclinati nello fcolio 
del Teorema fecondo del moto accelerato; ed è 
poi (lato efpreflamente infegnato nel quarto Dia- 
logo, e nel fecondo Teorema fui moto de'pro- 
jetti. Quello è il filo maeftro , che ordinariamen- 
te ci guida ne' laberinti Meccanici tutte le vol- 
te che bifogna determinare una fola forza equi- 
valente a molte altre infieme , o che da una for- 
za, che agifee per una direzione data, bifogna 
ricavar l'energia, che le rimane in qualunque 
altra direzione. Il Galileo incominciò a fervice- 
ne per dimoftrare , che , prefeindendo dalla refi* 
ftenza del mezzo, un corpo gettato obliquamen- 
te deferive tempre una Parabola : e quindi pai- 
fando egli ad eiaminar tutto ciò , che appartie- 
ne all'ampiezza del getto , fublimità , altezza, e 
direzione , iniègnò con un metodo fempre uni- 
forme, come, date chefiano due di queiìe quan- 
tità , fi poflano generalmente determinar 1' altre 
due. Le fue ricerche in quello genere fi dovreb- 
bero riguardare come finite per ogni parte, ie, 
ingannato da una certa raflòmiglianza , fui fin 



DEL GALILEO. 85 

tfcì fecondo Dialogo, non aveffe detto di cre- 
dere, che la curva parabolica fia quella ftefia, 
a cui fi conforma una catena fofpela dalle due 
cftremità , e che perciò chiamali catenaria. 

LXV. Ne feppe egli rcftringcrfì nei quarto 
Dialogo (1) ad ornare quelle teorie colle fem- 
plici ipeculazioni Geometriche. Avvezzo, com'e- 
ra , a portare le fuc ricerche air utile , e al gran- 
de, fece ivi vedere quanto la femplice Geome- 
tria influifca ancora negli ufi , e nelle regole pra- 
tiche degli Artiglieri , e diede loro le tavole de' 
getti 5 che corrifpondono alle divede inclinazio- 

F 3 

^1) Il quarto Dialogo finifee con un altro Teorema: 
che tefa una corda orizontalmente con due peti 
gravitimi pendenti dalle eftremità, ti potrà /mo- 
vere dalla fua rettitudine con qualunque piccolo 
peto attaccato nel mezzo. Il Teorema è veriiiìmo, 
quantunque il cafo dell' equilibrio non fia precifa- 
mente quello , eh* è indicato nella dimoftraziane : 
e in ciò futtifte il dubbio rilevato già dal Vi vi ani. 
Ma non (affitte però P altro dubbio cavato dall* 
inequabilità del moro de* due peti , che ùlgono ne! 
piegarli la corda : mentre (apponendoti i due corpi 
infinitamente grandi rifpetto al cor picciuolo aggiunto 
nel mezzo , il loro moto non può efiere che infi- 
nitamente piccolo , e però fi può prendere per equa- 
bile, Vedafi il Problema xxxviri. deìla Sezione 
Xviii. dell' Àlgebra del Simpfon. Il Varignon trovò 
difettalo un altro Teorema, eh' è il decimo fefto 
del terzo Dialogo , perchè vi fi lappone generali 
mente die un corpo pattando per divertì piani in- 
clinati ritenga tutta la velocità della caduta ante- 
cedente. 



86 ELOGIO 

ni, o de' cannoni , o delle bombe coir orizonte, 
E quello non tra il faggio principale, che <:i 
ha laiciato , de 5 lunghi ftudj fatti in queir arte 
importantiffima , e maffima, da cui dipende la 
difefa dello Stato , la ficurezza delle Nazioni , 
e la gloria de' Principi. Già n* avea fatto il fog- 
getto delle lezioni pubbliche di Padova, cavea 
contato tra' fuoi allievi Guftavo Adolfo , lo Sue- 
co ardito , e terribile , che ha poi rendati così 
funefti a una gran parte della Germania i prin- 
cipi apprefi in Italia. Egli ancora ci ha laiciato 
un Trattato ^ in cui pare che abbia voluto ridur- 
re a più breve metodo , e facilitare all' intelli- 
genza degli Architetti Militari le regole , che 
prima di lui il Capitano Marchi avea iìcrilmen- 
te fparfo in una grand' opera , e che il Mare- 
sciallo di Vauban ha potuto in feguito render 
utili a 333 piazze. E dopo d' avere accennato 
nella prefazione di quel Trattato come coli' in- 
venzion della polvere fi fia cambiata foltanzial- 
mente tutta 1' Architettura , in ventitre capitoli 
è paflato per ordine a difeo^rere de' divedi cor- 
pi di difefa * della diverfità de' tiri ; di quello 
che s'intende per pigliar le difefe; delle tre ca- 
gioni della prima imperfezion delle batterie ; del- 
la folla, fcarpa , contrafearpa , e ftrada coper- 
ta ; dell' orecchione ; delle confiderazioni per de- 
terminar le difefe ; della pianta , e del profilo ; 
della lcala; nuovamente de' varj corpi di difefa; 
de' rimedj contro le fcalate ; della zappa ; della 
trincera ; della maniera d' attraverfar la folla ; 
de' rimedj per proibir d' accoftarfi alla fortezza f 



DEL GALILEO. 87 

t zapparla; delle mine, e contromine; della bat- 
teria , e fuoi rimedj ; delle mifure di tutti i mem- 
bri d'una fortezza; della divertita de* lìti ; della 
foiFa ; degli efempj d'accomodare diverfi corpi 
di difefa ; del fare di terra ; dell' ordine da te- 
nerfi nei!' edificare» li manolcritto , che fi con- 
ferva nella Biblioteca Arnbrofiana di Milano ^ 
ha avuto P onore di pafifare pochi anni fa fotto 
gli occhj del più Gran Sovrano d' Europa men- 
tre nella fua Augufta Perlbna ha moftrato ali* 
Italia il fenomeno d' una maeftofa elevatezza di 
Genio unita ad una familiare clemenza, e ad 
una maravigliofa attività. 

LXVL Tutti i quattro primi Dialoghi fal- 
la Meccanica erano il frutto principale de' len- 
ti e profondi ftudj incominciati in Pila dal Ga- 
lileo, e poi continuati in Padova, e in Firen- 
ze. Alcune fperienze già fatte in Padova, e al- 
cune riflefiionì comunicate negli ultimi anni del- 
la fua vita col Viviani , e coi Torricelli , die- 
dero P occafione d* incominciare due altri Dia- 
loghi : il quinto per illuiìrare alcuni pafli d' Eu- 
clide 5 che pofiono intrecciarfi colla teoria del 
moto equabile : il fefto per dimostrare che la 
forza della percoffa è infinitamente maggior della 
forza di femplice preffione. La difficoltà di ri- 
durre le fperienze de' corpi prementi al calo del- 
la queftione , e di prefeindere da ogni moto ec- 
citato nelP atto fteflb di premere , ha fatto che 
il Galileo, il Torricelli, e il Barelli fi fiano tan- 
to diftufi fopra una verità , ch'era già manife^ 
fta per le confiderazioai generali brevemente ef- 

F 4 



28 ELOGIO 

pofte al principio del terzo Dialogo. Poiché la 
forza d' un corpo dipendendo infieme , e dalla 
quantità di materia, e dalla velocità dell'urto, 
deve Ibernare la forza all' infinito quando fi fac- 
cia fvanire tutta la velocità , e così Y urto fi ri- 
duca alla femplice preffione. Bensì quel pafiò 
del terzo Dialogo potea far nafcere un altro dub- 
bio. Mentre effendofi efpreflò generalmente il Ga- 
lileo , che nelle cadute de' corpi /' effetto farà più , 
e più grande , fecondo che da maggiore altezza ver- 
rà la percoffa , cioè fecondo che la velocità del per* 
cnziente farà maggiore , fi poteva poi dimandare 
fé la forza della percofia s' avelie a mifurare pre- 
cifamente, o dalla femplice velocità, o dall'al- 
tezza della caduta , eh' è fempre come i qua- 
drati delle velocità. E forfè quel palio , e il ter- 
mine di pefo morto , eh' è tante volte adoperato 
nel fefto Dialogo per efprimere la forza aflòiu- 
ta de' corpi pofti in quiete, ha fuggerito ai 
Leibnitz la diftinzione di forze morte , e forze 
vive in quella tanto famofa , e inutil queftione, 
in cui s'è tanto ftudiato da' Matematici , fé la 
forza viva fi debba mifurare o dalla femplice 
velocità, o dal quadrato; e tanto elfi hanno 
fcritto e difputato infino che fi fono avvilii , 
che la queftione non influiva punto in alcuna 
Teoria Meccanica , e 1' hanno abbandonata in- 
teramente alla Metafifica. 

LXVII. Qualunque però fia il merito del- 
le ultime ricerche del Galileo iòpra la forza del- 
la percofia , eflb ha poi coronato la fua vecchia- 
ja con un altro genere di ricerche fublimi , e ini- 



DEL GALILEO. 89 

portantiffime. Dopo d'avere impiegati tanti anni 
ne' più .profondi ftudj delle macchine e del mo- 
to, della Terra, e del Cielo, delle leggi, e dell' 
ordine della Natura , cercò come di riunire , e 
di concentrare tutte le fue cognizioni nel famo- 
fo Problema delle Longitudini. Era flato ben 
grande il coraggio di que' primi uomini , che 
fopra un femplice galleggiante s' erano melTi a 
contrattare coir impeto dell' onde , e delle pro- 
celle. Gli altri, che poi fono ufciti dallo tiret- 
to di Gibilterra , ed hanno incominciato a per- 
der di vifta tutte le terre conofciute , avrebbe- 
ro fempre errato tra pericoli ancor maggiori fen- 
za qualche norma per fapere nel progreffo del 
viaggio quanto andaflero deviando, o da Le- 
vante a Ponente, o da Settentrione a Mezzo- 
giorno. L* ago calamitato ballava per indicare a 
un diprefiò la direzione del Polo : per averne 
F altezza , e per fiflare profiimamente la latitu- 
dine d' un luogo badava la (Iella polare, o qua- 
lunque altro corpo celefte , la cui altezza ad un 
dato tempo fi. poteffe riconofcere infieme , e col- 
le oflervazioni , e colle tavole. La longitudine 
ricerca molto di più. Vi vuole qualche fenome- 
no iftantaneo: vi vogliono le tavole del tempo \ 
in cui deve apparire fotto un dato meridiano 1 e 
vi vuole inoltre l' oifervazione del tempo, in 
cui veramente apparifee nel luogo da ricono- 
fcerfi. Dalla differenza del tempo dell' apparizio- 
ne, e dall' anticipazione , o ritardo del mezzo 
giorno fi può poi ricavare di quanto il meri- 
diano del luogo propofto refti più a Levante ? 

F 5 



90 ELOGIO 

o a Ponente del meridiano dato. Ma fi ricerca 
che la differenza del tempo fia tanto più efat- 
tamente conofeiuta , perchè ogni minuto di temu 
pò porterebbe il divario della quarta parte d* uà 
grado dell'equatore. 

LXVIII. L' ecliffe del Sole , e della Lu- 
ria , di cui facevano ufo gli Antichi , era un fé* 
nomcno ne affai frequente , né abbaftanza pre- 
ciib per poterne ofìervare il principio , e il fine 
con una l'ufficiente efattezza. Anticamente era 
ancora molto imperfetto il metodo di mifurare 
il tempo per qualunque o nervazione terreftre :. 
e in mare vi s' aggìugneva V agitazion della na- 
ve per finir di deludere tutta la diligenza degli 
offervatori. & avidità d'abbracciar tutto il glo- 
bo con una meno riichiofa navigazione , e d* ac- 
cumulare più facilmente i prodotti di tutte le 
terre , e i comodi di tutte le nazioni , ha fat- 
to tentare agli uomini in queft' oggetto tutti i 
maggiori sforzi d' ingegno. Qui è dove i Prin- 
cipi più grandi hanno follecitato colle più lar- 
ghe ricompenfe gli ajuti de 5 Macchinarti , e de* 
Matematici. Filippo Terzo fu il primo a pro- 
porre un premio per chi trovaffe un metodo 
nuovo, e migliore per mifurare le Longitudi- 
ni. Il di lui efempio fu feguitato pochi anni 
dopo dagli Stati d' Olanda. Il Parlamento d' In- 
ghilterra fifsò nel 17 19 il tanto controverfo pre- 
imo delle 20000 lire fterline per chi nelle gran- 
di navigazioni arnvafle alla precifione di due 
minuti di tempo, oflia d'un mezzo grado. Il 
naturai defiderio di fervire alla pubblica utili- 



DEL GALILEO. 91 

tà , e inlìeme ancora alla propria, 1* emulazio- 
ne, la gloria, e l'altre umane paflìoni hanno 
infervorato moltiffimi in quella imprefa, infino 
& tanto che Harrifon ci ha dato V orologio 
marittimo, e il Majer ha faputo reftringere a 
poco più d* un minuto gli errori delle Tavole 
Lunari. 

LXIX. Il Galileo fu il primo ad occu- 
parli fiitematicamente d' un così grande argo- 
mento. Scoperti i Satelliti di Giove , vifto che 
quali tutte le notti fé n' ecliffa qualcuno , e che 
cclifiandofi ciafeun Satellite fparifee in un iftan- 
te, fidati i tempi periodici, e ritrovato il me- 
todo di prenunziarne le configurazioni per un 
tempo dato , non tardò egli a conofeere il par- 
tito che fé ne poteva cavare per la Geografia , 
e per la Nautica. Fino dal 1616 avea inco- 
minciato a trattare in Roma, e in Firenze co* 
Miniftri del Re di Spagna dell' eciiffi , e delle 
tavole de' Satelliti di Giove, e dell' ufo che po- 
tea farfene per il problema delle Longitudini* 
Colle fuddette tavole avevfa anche efibito la ce- 
lata, o teftiera a binocolo > che in varie pro- 
ve fatte a Livorno nel i6ij s' era fperimcntata 
affai comoda per feguitar colla villa gli oggetti 
in mare* E non avendo accennato nulla, ne in- 
torno alla mifura del tempo nelle offervazioni 
terreftri, uè intorno al modo di render l'offer- 
vazioni marittime indipendenti dall' agitazion 
della nave, s'efibì inoltre il Galileo di portarli 
col Figliuolo Vincenzio in Ifpagna per tratta* 
re non folamentc col Re Filippo , ma ancora 

F6 



92 ELOGIO 

con tutti quelli , che potevano fomminiftrar deli* 
idee per compire un progetto nafcente , e adat- 
tare P oflervazioni celefti alla pratica della Ma- 
rina. La dimanda di 1500 doppie per le fpefe 
del viaggio , e in oltre della Croce di S. Gia- 
como , e della penfione annua di ,4000 feudi , 
da ridurfi poi a feudi 2000 per gli eredi , par- 
ve foverchia , e fece reftare il progetto fenz' al- 
cun efito. Ma fé a tant' altre generofità il Re 
Filippo avefìfe aggiunto anche quella , non le 
ne farebbe mai perduta tra' pofteri la memoria : 
e P ordine chiariffimo di S.Giacomo, che ha 
dimenticati i nomi di tant' altri Cavalieri , fi 
potrebbe ora vantare d' aver avuto tra effi an- 
che il Galileo. Per P altra parte, quantunque 
foffe mancante tutto il progetto, P idea però 
di foftituire le oflervazioni de' Satelliti di Gio- 
ve alPeclifli del Sole, e della Luna, avea già 
il merito d'evitare una porzion degli errori, 
che commettevanfi nel fiffare le Longitudini : 
idea femplice , e grande , che s' è poi renduta 
famigliare a' Geografi , e che anche colla finez- 
za, a cui fono ora porcate le tavole della Lu- 
na, fomminiftra il metodo più comune per la 
correzion della Carte. 

LXX. Alcuni anni dopo il Morino aven- 
do propofto dell' altre idee di fervirfi de' luoghi 
della Luna paragonati con qualche Fifla , die- 
de occafione al Galileo di ripigliare il filo delle 
fue proprie. Il Cardinale Richelieu nel 1634. no- 
minò de' Commiflarj per riconofeere il metodo 
del Morino, Uno di effi a il Beaugrand , viag* 



DEL GALILEO. 93 

giaado in Toicana , e il Morino fteffo per let- 
tere dimandò il giudizio del Galileo. Il Morino 
non ne redo contento , e i Commiffarj vi fi con- 
formarono. Bifferò effi che il metodo non era 
abbaftanza nuovo : che di poco v* eran promollì 
gli antichi metodi d'Appiano, Keplero, e Lon- 
gomontano : e che le tavole della Luna erano 
ancora troppo imperfette per poterle applicare 
al problema delle Longitudini. E realmente la 
moltiplichi , e la complicazione dell' equazioni 
piccole , e grandi , anche un mezzo fecolo do- 
po , ha lafciato troppo incerte le tavole , fino 
che il Newton riunendo all' offervazioni celefti il 
calcolo dell'attrazioni, la teoria delle cagioni al- 
la recognizion degli effetti , gli ajuti dell' Agro- 
nomia, e dell' Algebra, feppe limitare gli errori 
a due foli minuti di tempo. Le alterazioni de* 
Satelliti di Giove fi fono veramente trovate mol- 
to minori di quelle , che V attrazione del Sole 
cagiona ne' moti della Luna : il moto del pri- 
mo Satellite interiore è affai più regolare , ed 
uniforme : vanamente opponeva il Cartefio che 
non fi poneva fperare una fufficiente efattezza 
nelle tavole de' Satelliti , quando rimanevano an- 
cora tanto imperfette le tavole della Luna : il 
Galileo avea ragione d' in fi ite re fopra un meto- 
do naturalmente più femplice di quello , che 
avea ripropofto il Morino. 

LXXI. Data 1' ultima mano a 9 Dialoghi fui 
fiftema del Mondo, e fulla Meccanica , raccol- 
te tutte Fidee intorno alle Longitudini, nell'an- 
no 1636, fi rifolvette di farne l'efibizioae agii 



94 ELOGIO 

Stati Generali d'Olanda. Tra tutti i fuoi cof* 
rifpondenti ne fcielfe quattro , a' quali conterrà 
poraneamente indirizzoflì -, Elia Diodati , che 
avea tradotto in Latino i Dialoghi fui fiftemà 
del Mondo ; Martino Orcenfio, Filofofo % e Mat- 
tematico d' Amfterdam ; Ugone Grozio allora 
Ambafciadore della Regina di Svezia a Parigi % 
Lorenzo Realio Ammiraglio , e Governatore dell' 
Indie Orientali in Olanda. Compiegò ad effi la 
relazione, in cui s'efibiva di dare agli Stati Ge- 
nerali : I. efyuijìta Teorica , ed Ef emendi delle Stel- 
le Medicee: II. Tekfcopj tanto perfetti da rendere 
chiaramente offerv abili èffe Stelle : III. modo di fu* 
p erare le difficoltà provenienti dal moto della nave t 
IV. efquifito orologio per mifarare le ore , e le fue 
minuzie. La propofizione fu fatta il giorno 1 1 
Novembre del 1636 fieli* Affemblea Generale 
dell' Aja dallo fteflo Realio , che fu incaricato 
dell' efame con tre altri Commiilarj , l'Grtenfio * 
il Blavio, e il Golio. Sopra il loro rapporto nei 
giorno 25 Aprile dell'anno fufleguente gli Stati 
Generali deftinarono al Galileo il dono d' una 
collana d' oro di 50 zecchini , con altri 100 zec- 
chini per le fpefe ordinarie, che gli occoriero 
per queft' affare. E poiché non inoltravano gli 
Stati di prendervi molto interefTe per quella par- 
te, che rifguardava femplicemente la Geografia, 
i quattro Commiffarj , limitandofi al bifogno del 
traffico marittimo , dimandarono al Galileo : I* 
un Telefcopio de' più perfetti t IL efatte Efeme- 
ridi de' Satelliti , almeno per un anno : III. la 
defcrizione del nuovo orologio : IV. la macchi- 



DEL GALILEO. 95 

na , fu cui non aveffe a fconcertarfi I* oflerva- 
zione, né dal moto che ha la nave da prua a 
poppa, ne da quello che può averfi da un la- 
to all'altro. 

LXXII. Il Galileo rifpofe in data de* 5 
Giugno del 1637, e ipiegò diffufamente al Rea- 
lio le proprie idee. Fromife il Telcfcopio , e 
1' Efemeridi , nel che poteva ficuramente corril- 
pondcre alla promeffa. Ma per la mifura del 
tempo , partendo dalle lue prime offervazioni 
fopra le vibrazioni de' pendoli , propofe un fet- 
tore tutto di rame , o d' ottone , di due , o tre 
palmi di raggio, e di 12, o 15 gradi di lar- 
ghezza nel lembo , più groflb nel mezzo , e af- 
fottigliato verfo i due lati eftremi , perchè la re- 
fiftenza dell' aria vi fi rendefle meno fenfibile. Il 
fettore dovea foftenerfi nel centro da un affé di 
ferro, terminato inferiormente in acuto, e bi- 
lanciato fu due perni di bronzo; onde ricevuto 
a principio un impulfo gagliardo , e replicandone 
di tanto in tanto degli altri per richiamarlo al- 
le vibrazioni ampie, vi fi potefle continuare il 
moto più lungamente. E per togliere il tedio di 
numerare tutte le vibrazioni , fuggerì 1* ingegno- 
fa combinazione d' una piccola ruota , che , per 
mezzo d'uno itilo piantato nel piano fteflb del 
fettore , fi faceiìe avanzare d' un dente in cia- 
fcuna vibrazione. Un abile artefice farebbe for- 
fè arrivato a far fervire qualche ordigno confi- 
niile per una lunga continuazione di tempo. Ma 
tutto il progetto del fettore era propriamente 



9 6 ELOGIO 

fondato fopra 1* equivoco (i), che le vibrazio- 
ni de' pendoli, o femplici, o comporti fi Snif- 
ferò fempre in egual tempo , quand' anco gli 
archi circolari non foffero molto piccoli. Poi la 
neceffità di continuarvi il moto, non già colle 
molle, o co* pefi , ma con degli urti interrotta- 
mente replicati , avrebbe renduta la mifura del 
tempo fucceffivamente più incerta , e varia. E 
finalmente la maniera di tener fofpefo il lettore 
dall' angolo acuto dell' alfe , avrebbe ricercato per 
la continuazione del moto una quiete quafi af- 
foluta, 

LXXIII. A queft' ultimo effetto non avea 
faputo trovare il Galileo degli ajuti badanti nel- 

(i) Efprimendofi in quella lettera il Galileo, che fo- 
no eguali i tempi delle vibrazioni di due pendoli 
d* egual lunghezza quand' anco uno fi feofti per 
un arco grandìjfimo dì 80 , più gradi dal perpen- 
dicolo y e P altro due , tre gradì folamente\ non 
può ammetterti quanto fi legge negli Atti dell' Ac- 
cademia del Cimento , che il Galileo erafi accorto 
di qualche di fagliagli anza de' tempi delle maggiori , 
e minori vibrazioni. E poiché riaffumendo con tutto 
r impegno due anni dopo , quand' era cieco , e de- 
crepito , non ha indicato nulla di meglio di quel 
fettore da muoverli a mano , è rnanifefto , che nel- 
la grande , e importantiffima imprefa d' applicare 
il pendolo agli oriuoli il Galileo non aveva altro 
nrierito che quello d' averne proporla femplicemente 
V applicazione , d' aver fatte , e pubblicate le prime 
©nervazioni de* pendoli , e d' avere eccitato gli al- 
tri ad un meccani fmo laboriofo , e finitimo , che 
non era per anco abbozzato. 



DEL GALILEO. 97 

la Meccanica , e nelP Idroftatica. Aveva egli prò- 
pofto che fi fcavafle nella folidità della nave un 
catino emisferico, e concavo, a cui fuperiormen- 
te fé ne faceUe corrifpondere un altro convello 
a forma di barca, tanto più piccolo, e di una 
tale fpecifica gravità, che foftenendo il fettore, 
e l 5 offervatore , e galleggiando potefie dappertut- 
to lalciare tra la Superficie concava del recipien- 
te un dito d' acqua. Aveva anche penfato che 
con otto , o dieci molle fi potefTe mantener dap- 
pertutto la diftanza medeiìma: e in oltre fup- 
poneva che ne' moti ordinar] della nave la fuper- 
ficie dell' acqua col piano fuperiore del galleg- 
giante fi doveffe mantener fempre orizontale, e 
che 1* offervazioni vi fi potefier continuar come 
in terra. Non fo come abbia egli dedotto que- 
lla fuppofizione da un' efperienza affai facile, che 
prendendo due piccoli catini di rame , e metten- 
do nel minore di elfi una quantità badante d' a- 
rena per farlo galleggiare full' acqua, nei com- 
moverc il vafo efterno , maffime lentamente, non 
fi comprenda alcun moto in uno ftile eretto den- 
tro r arena. Forfè o la lentezza del moto, o la 
piccolezza de' catini non gli hanno renduta fen- 
dibile T agitazione, che in ogni efperienza con- 
fimile dal catino inferiore fi comunica Cubito .al 
fuperiore. Ma per accorgerà generalmente, che 
non v'era da fperar nulla per la regolarità d' un* 
ofiervazione, badava 1' eiperimento , e le riflef- 
fioni prodotte da lui medefimo nel quarto Dia- 
logo iòpra il fidema del Mondo : cioè che alte- 
rando ia qualunque modo il movimento d'uà 



98 ELOGIO 

vaio ripieno d' acqua , efia come fluida , e libt*^ 
ra , e non obbligata a fecondare tutte le muta- 
2ìònì del vafo , fi vede fubito alzarfi , ed abbaf- 
farfi variamente, o da una parte, ò dall'altra. 

LXXIV. L' Ortenfio nella rifpofta de' $ 
Settembre dell' anno fteflb non mancò di rileva- 
re che il galleggiante, e il lettore, e l'oflerva- 
tore farebbon rettati efpofti a tutte le Icofle del- 
la nave : e intornò alla miiura del tempo rilevò 
unicamente che la ruota dentata non fi farebbe 
potuta congegnare in maniera da numerare le 
vibrazioni. Ciò non oftante credendo che calco- 
late le tavole de* Satelliti poteiTe il Galileo o 
fuperare V altre difficoltà , o fuggerire a' più abi- 
li artefici dell' idee per fuperarle , e vedendo che 
il commercio di lettere portava troppo ritardo in 
un affar così grande, e intereflante , pensò l'Or* 
tenfio d' andare a trattarne a voce in Tofcanà, 
Si combinarono allora i più funefti accidenti* Il 
Galileo divenne cieco nel 1637, e ricevette il 
dono della collana d' oro mentr' era travagliato 
da molte altre indifpofizioni graviflime. Moriro- 
no poco dopo il Realio, il Blavio, il Golio , e 
nel 1639 morì anche l'Ortenfio. Non finì però 
allora il Galileo d' efier utile , e trovando in Vin- 
cenzio Renieri l'intelligenza, e l'attività necef- 
faria per correr fulle fue tracce, gli confidò i 
fegreti del fiftema di Gio/e, e lo iniziò nel cal- 
colo delle Effemeridi. Pensò ancora di mandar- 
lo in Olanda nel 1640, quando fu riaffunto il 
trattato delle Longitudini , principalmente per 
opera deli' Ugenio , Padre di quel fublime, e 



DEL GALILEO. 99 

Celebre Matemàtico (i) 9 che eccitato forfè da- 
gli altri lampi del Galileo , e guidato dalla più 
lina , e recondita Geometria , applicò felicemen- 

(1) Negli atti dell* Accadèmia del Cimentò fi dice 
veramente , che Vincenzio Galilei nel 1649 applicò 
il pendolo aW orinolo ; e il Bechero attefta inoltre 
d'averlo intefo dire dal Treffler , che ne aveva la-* 
voiato la macchina. Ma negli atti lìeflì s' aggiugne 
che il pendolo dell' Accademia era full 9 andar di 
quello , che immaginò il Galileo ì e il Galileo noti 
aveva ritrovato nulla che s' accortale air invenzioni 
deli' Ugenio. Di più il trova ivi difegnata la mac- 
china del 1649 5 è quel difegno non ha che fare 
coir altro , che s'è trovato tra li ferini del Viviani 
col *iome di Giovanni Filippo Treffler d'Augufta. 
Queft' altro difegno dev' efler A f uno de' primi ori- 
uoli , che T Ugenio ha fatto fare a molla , e non 
a pefo , com' è indicato nella prefazione dell' Oro- 
logio Oicillatorio. Mentre a riferva del cono affa* 
fellato , e dei timpano per la molla , la combina- 
zione di tutte le ruote dentate è precifamentè la 
fleffa , che negli altri oroìo^j Ugeniani» L' applica- 
zione certamente Ugeniana , che vi fi vede della 
cicloide ne dà una riprova incontràftabile. Se ne 
potrebbe dedurre un'altra dalla franchezza, con cui 
T Ugenio li lamenta col Principe Leopoldo di quel 
paffò degli atti , e dalla rifpofta del Principe : che 
lo ftefjo Galileo non aveva ridotto ali 1 atto pratico cofa 
Veruna di perfetto a tal conto , come fi Vede da quel 
poco che fu manipolato , ed abbozzato dal Figliuolo. 
E veramente la macchina del 1649 noa cra c ^ e urx 
poco d'abbozzo: là dove quella combinazion delia 
moila , delle ruote dentate , e delia cicloide farebbe 
fiata una compita applicazione del pendolo agli 
oriuolu 



ioo ELOGIO 

te il pendolo agli oriuoli, e fottomifc il tempa 
alle più precife miliare, 

LXXV» Le tavole de* Satelliti di Giove fu* 
rono veramente condotte a termine dal Renie- 
ri , quantunque nella di lui morte, feguita Y an- 
no 1648, 1' artificiofa ignoranza d* alcuni, fotta 
il pretdto di qualche icrupolo , le abbia invo- 
late all' Aftronornia. La direzione d'un lavoro 
tanto importante , il candor lunare , e la forza 
della percofla ( 1 ) furono il foggetto dell' ulti- 
me occupazioni letterarie del Galileo, La di lui 



(1) Nella Raccolta delle Opere del Galileo fi trova- 
no molte altre cofe , che meritano d' efler citate uni- 
camente per far vedere la moltiplicità degli ogget- 
ti, che ha faputo abbracciare, e fono: il trattato 
fui modo di mifurar colla vifta : le lettere al Diui 
fopra gì' influifi de' corpi celefti: la ragione addotta 
perchè T acqua a chi v' entra appaja prima fred- 
da , e poi calda più dell' aria temperata : i due 
trattati della sfera, e delle operazioni agronomiche : 
la lettera fcritta al Cartelli fulla mifura delle goc- 
ciole d' acqua , che cadono fopra una data fuper- 
ficie : le lettere , in cui fi prova , che gli errori 
commeifi in più o in meno nella ftima delle cofe 
fi devono valutare colla proporzione Geometrica : 
i frammenti fopra un mulino a pendolo , e una 
macchina per alzar I* acqua : i problemi varj , tra* 
quali v* è quello , che molte volte inaridirono le 
foghe per 1' unione de* raggj folari fatta nelle goc- 
ciole d* acqua , che vi ftan fopra &c. Devono ef- 
fe pure del Galileo !e rifpofte pubblicate contro il 
Grazia , e il Colombo intorno alle cofe che fiati- 
no full' acqua. 



DEL GALILEO. 101 

fallite , per più di quaranti' anni addietro , era 
fiata affai travagliata da lunghe , e penofe in- 
fermità. Nel 1626 avea perduto V udito, che in 
feguito non potè mai ricuperare interamente. Do- 
pò d'aver perduto anche la vìfta , fui fine del 
1637, le fue malattie divennero anche più com- 
plicate , e più ferie. I fuoi intimi Amici, i più 
illuftri Perfonaggj della Tofcana , il Cardinal 
Leopoldo, che da lui aveva apprefo i principj, 
e il gufto delle Scienze, il Gran Duca Ferdi- 
nando Secondo, che varie volte era ftato a vifi- 
tarlo in Arcetri , gli fomminiftrarono tutti i fol- 
lievi , che la condizione umana può avere nelle 
ultime infermità. Gli eredi principali delle lue 
idee, il Viviani, e il Torricelli contribuirono a 
mantenerlo fino agli eftremi nel naturale fuo vi- 
gor d' animo, fermezza, e tranquillità Filofofi- 
ca. I fentimenti di Religione , e la pietà illumi- 
nata, e robufta, che trafpirava in tanti luoghi 
delle fue Opere, fi moftrò tutta negli ultimi pe- 
riodi della fua vita. Morì d'una lenta febbre, e 
d' una palpitazione di cuore , nella villa di Ar- 
retri , in età di quafi 78 anni agli 8 Gennajo 
del 1642: al principio dell'anno ftefiò, verfo il 
cui fine nacque in Inghilterra Ifacco Newton. 

LXXVI. Rovefciato il vecchio fiftema del- 
le fcuole, infegnato il metodo d' offervare , e di 
ragionare , riconofeiuto 1' Univerfo per ogni par- 
te , applicata la Geometria alla Fifica , Affato il 
piano dell' Aftronomia, e delia Geografia, trat- 
tata ampiamente dal Galileo la Statica, 1' Idro- 
itatica* e la Meccanica: contemporaneamente 



io2 ELOGIO 

promofia 1* Algebra dal Cartefio , e applicata al- 
la Geometria : preparato dal Cavalieri il calco- 
lo differenziale : fpiegata dai Torricelli V Aero- 
metria , e dair Ugenio 1' Orologeria , 1' Ottica , 
e la Teoria delle forze centrifughe : trovate dal 
Keplero le primitive leggi dell' aree proporzio- 
nali a* tempi , e de* quadrati de' tempi periodici 
proporzionali a' cubi delle diftanze de' Pianeti 
dal Sole ; abbifognava alle Scienze un Genio Su- 
periore, che con tutti gli ajuti della Geometria, 
e dell'Algebra, colla maggior forza d' ingegno, 
e collo ftudio più profondo, e indefeflb abbrac- 
ciando tutte r altre invenzioni , le portafle al 
più alto grado di perfezione , e ne lafciafle a' po- 
lveri Solamente V ultimo finimento. Bifognava che 
fi fuccedeflero il Galileo , ed il Newton : ambe- 
due abbaftanza liberi , intraprendenti , ed attivi 
per dare una nuova forma alle Scienze : ambe- 
due d' idee vafte, e precife, d'una fervida im- 
maginazione, d'un giudizio lento, e maturo, 
nel travaglio pazienti , e confeguenti nelle ricer- 
che : ambedue occupati dalle verità utili , e atr 
tenti a tutti que' cafi , ne' quali le cognizioni 
attratte potevano influire nel bene della Società , 
il primo colla Teoria de' Fiumi principalmente, 
e col Problema delle Longitudini, il fecondo 
co' faggj fopra il valore intrinleco delle Mone- 
te» e colla riforma delia Zecca d' Inghilterra. 
Ambedue erano forniti di tutti i talenti necef- 
farj , il primo per cominciare la rivoluzion del- 
le Scienze , il fecondo per darvi la forma , che 
devono confervare (labilmente : ambedue nelle 



DEL GALILEO. 103 

f)iù fublimi invenzioni non fono flati efenti dal- 
a condizion degli altri uomini , d' errar qualche 
volta : ambedue , fuperando coir ingegno il re- 
ftante del genere umano, nella focietà fi fape- 
vano ridurre al livello di tutti: d'un carattere 
dolce, ^ed affabile, modefti , fernplici, generofi, 
grati a* beneficj , fendibili all'amicizia. Il primo 
bafta^temente provvido , e comodo , fpeffe voke 
infaflidito dagli emoli , abbandonato per qual- * 
che tempo alla perfecuzione, non fu onorato ge- 
neralmente che in morte. Il fecondo, ricco ol- 
tre la condizione degli uomini di lettere , fu in 
tutta la lunga fua vita V Idolo d' una Nazione 
libera, illuminata, e potente. Riconofcendo am- 
bedue una Rivelazione, il primo viffe Cattoli- 
co, e fi limitò a fludiare 1' Effere Supremo nelle 
fue opere : il fecondo , o Sociano , o Anglica- 
no , s'abbandonò in due Opufculi all'interpre- 
tazione ftorica delle Profezie di Daniello, e dell* 
Apocaliffe. I due Opufcoli fono flati dimenti- 
cati mentre 1' altre Opere Fifiche, e Matemati- 
che del Newton hanno formato la principale oc- 
cupazione de' Mattematici , che gli fono fucce- 
duti fino al prefente, o nel fupplire a' calcoli, 
e alle dimoflrazioni foppreffe , o nel feguitare i 
principj fino all'ultime confeguenze, o nell'e- 
mendare i luoghi mancanti , o nel generalizar 
le Teorie , ridurle a metodi più precifi , e ap- 
plicarle a tutti i Fenomeni della Terra, e del 
Cielo. 

IL FINE,